Piazza Moro e piazza Giulio Cesare a Bari si illumineranno di viola domenica 31 agosto, in occasione della Giornata internazionale contro l’overdose, i cui rischi sono ancora stigmatizzati e sommersi. L’iniziativa proviene dalla Società Italiana Tossicodipendenze (SITD) – sezione regionale Puglia, associazione scientifica, senza fini di lucro, che da trentacinque anni riunisce professionisti di diversa formazione (medici, psicologi, operatori sanitari e sociali) impegnati nella prevenzione, cura e ricerca nell’ambito delle dipendenze.
Il colore viola, adottato a livello internazionale per l’International Overdose Awareness Day (IOAD), è simbolo di consapevolezza e impegno collettivo per la riduzione del rischio di overdose, oltre ad assumere il valore del ricordo verso tutti coloro che sono stati esposti ai danni correlati alle sostanze d’abuso. Non è solo passato, purtroppo è anche presente. Per questo la SITD promuove attività di studio, formazione, divulgazione scientifica e collaborazione con le istituzioni, con l’obiettivo di migliorare la qualità degli interventi e favorire la tutela della salute pubblica. Per questo la SITD propone alle istituzioni, ai sindaci di Puglia, alla Regione e ai direttori generali ASL, di partecipare alla Giornata illuminando di viola un monumento o un edificio. Un gesto semplice ma potente per sensibilizzare la popolazione generale, e in particolar modo i giovani, sul tema dell’abuso di sostanze e del rischio di overdose.
“Siamo di fronte a un fenomeno ancora oggi troppo spesso nascosto, ma prevenibile attraverso un’adeguata informazione e specifici interventi di tutela della salute – dichiara la dottoressa Giada Fabio, Segretaria SITD – sezione Puglia, insieme al dottor Domenico Cuzzola, presidente regionale SITD Puglia – La sensibilizzazione e la corretta informazione sono la prima forma di prevenzione.”
“Questo gesto simbolico rappresenta un segno visibile di attenzione verso il fenomeno dell’overdose che rappresenta una condizione di rischio soprattutto tra i giovani; un invito alla comunità a riflettere e a discutere apertamente di un fenomeno che resta ancora oggi in gran parte sommerso, per superare i pregiudizi e favorire l’accesso delle persone con problemi legati all’uso di sostanze d’abuso ai servizi dedicati alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione delle dipendenze patologiche; un modo per rendere pubblica memoria delle persone che hanno perso la vita a causa degli effetti delle sostanze d’abuso e dare un messaggio di vicinanza e solidarietà alle loro famiglie, spesso lasciate nel silenzio e nello stigma”, conclude Giada Fabio.








