È il giorno della festa del santo. Una bimba bionda e riccioluta ha il viso tutto stropicciato, avvolto nella gonna della madre, mentre è in coda per lo zucchero filato tra le mille luci del luna park. La piccina ha già un piano: vuole correre al botteghino delle giostre per fare mille giravolte nell’aria, sempre con quella nuvola dolce infilata nel bastoncino tenuto stretto tra le mani. Lei sogna di salire sul The King Saltamontes, il re Grillo, dalle braccia meccaniche e roteanti; non vede l’ora di sentire quel vuoto allo stomaco dell’adrenalina, da riempire con l’abbraccio della mamma, seduta e imbracata nel seggiolino affianco al suo. Quella giostra è un po’ anagramma della vita, fatta di fame ed emozioni da divorare.
Chissà quante volte Federica Bellucci, lavoratrice viaggiante di Trani, si ritrova dinanzi a una scena del genere, mentre aiuta sua madre a staccare i biglietti del loro Saltamontes, l’amatissima attrazione spagnola che portano in giro da decenni anche oltre i confini nazionali. La 29enne, laureata in filosofia e imprenditrice nell’organizzazione degli eventi, ha grinta da vendere, ma anche quella dolcezza infinita di chi ha a che fare con il mondo dei giochi. In questa intervista Federica ci racconta chi è, facendoci conoscere la sua famiglia di circensi, non tralasciando nulla, dalla fatica che si nasconde dietro le quinte dei luna park, ai pregiudizi legati alla figura dei “giostrai”, coloro che rendono così speciali le feste patronali tanto celebrate in Puglia e nel sud Italia.
Chi è Federica Bellucci?
“Io sono una lavoratrice viaggiante, volgarmente detta ‘giostraia’; una normalissima ragazza, sobbarcata di responsabilità, e che cerca di ritagliarsi un po’ di spazio per gli interessi personali, perché la mia vita è molto travolgente. Adesso siamo in un periodo di alta stagione quindi siamo completamente sommersi da manifestazioni e sagre in cui portiamo la nostra giostra, The King Saltamontes Bellucci, ma i periodi poi si alternano, e riesco anche a gestire la mia attività di organizzatrice di eventi, collaborando con i Comuni in allestimenti natalizi, museali o per manifestazioni culturali. Sono legata al mondo del luna park da tre generazioni, perché la mia famiglia si occupa di questo da sempre. Siamo lavoratori viaggianti, ma le nostre origini sono circensi. Il mio bisnonno era un farmacista romano, lasciò la Capitale e il suo lavoro per seguire il sogno del circo con la mia bisnonna. Dal loro amore nacquero ben 11 figli, alcuni di loro hanno continuato a lavorare come circensi in giro per il mondo e altri, tra cui mio padre, hanno creato delle famiglie che poi si sono stanziate in Abruzzo e in Puglia, iniziando a portare in giro le giostre e le attrazioni più amate nelle feste padronali. Ognuno ha preso la sua strada, ogni tanto ci incontriamo anche per caso nei diversi luna park dello Stivale, siamo molto uniti nonostante le distanze”.
È stato complicato vivere un’infanzia sempre in viaggio, senza la possibilità di fermarsi stabilmente in un luogo?
“È stato molto difficile. Oggi ho 29 anni e me ne accorgo ancora di più, perché io e i miei genitori ormai viviamo stabilmente a Trani e proprio ora mi rendo conto che qui non ho amicizie dell’infanzia, come può averle una mia coetanea. Io vivo di amicizie che si sono formate nel periodo adulto, perché muovendomi sempre durante la fanciullezza non ho potuto stringere rapporti solidi. Non ho ricordi con compagni di classe, né molte storie condivise da tirar fuori in occasione di grandi rimpatriate”.
Hai avuto a che fare con il pregiudizio? C’è chi ha vissuto una storia familiare simile alla tua e fatica anche a parlarne, proprio per via di quelle becere etichette che vengo troppo spesso attribuite agli esercenti dei luna park.
“Sì, ci siamo passati tutti, è purtroppo una mentalità radicata. Noi ci spostiamo a bordo di roulotte che ci permettono di approdare in diversi paesi e fermarci nei parcheggi idonei per questo tipo di mezzi, durante i giorni dell’evento, in modo tale anche da monitorare i nostri allestimenti. Probabilmente è proprio il fatto di viaggiare su appartamenti a due ruote che nell’immaginario collettivo viene visto come uno stile di vita da rom o zingari. Ricordo un episodio in particolare legato a mia sorella, più grande di me. Lei andava alle scuole elementari negli inizi degli anni ‘90, un periodo in cui si aveva ancora meno consapevolezza di ciò che significava lavorare nei luna park. Una volta eravamo vicini a un semaforo, con mio cugino, e aspettavamo i nostri genitori. I suoi compagni di classe ci videro lì e il giorno dopo raccontarono a scuola di averci visto chiedere l’elemosina sulla strada. Mia sorella ha sofferto molto, ma aveva le spalle larghe, come tutti noi. Sì sa che i bambini a quell’età sono terribili, fanno branco e pur di sentirsi forti sono pronti a diffondere bugie, che poi finiscono per incrementare il pregiudizio nei nostri confronti. Ma l’amore per il nostro mondo non è stato scalfito da queste etichette”.
Qual è al momento la situazione nei luna park pugliesi? Sono luoghi sicuri?
“L’ultimo evento a cui abbiamo partecipato è la festa di San Cataldo a Corato, dal 23 al 25 agosto. Poi a fine mese porteremo il nostro Saltamontes a Manfredonia per la festa patronale, dove sappiamo già che resteremo aperti fino alle 5 di mattina, per via delle tradizioni e usanze dei giovani sipontini. Perché andare alle giostre per molte popolazioni è anche una tradizione. In Puglia le feste patronali sono un simbolo intoccabile, fanno parte della cultura regionale e da nessuna altra parte in Italia sono sentite e celebrate in questo modo e non esiste un evento dedicato al santo patrono che non si concluda con un giro sulle giostre. Nel nord Barese la situazione, purtroppo, è un po’ ingestibile. Non vi nascondo che ci sono dei paesi in cui preferiamo non portare i nostri allestimenti, perché dopo una certa ora la situazione nel luna park può sfuggirti di mano. Paradossalmente nel Foggiano non abbiamo quasi mai avuto problemi, penso magari a San Severo. Sono più rischiosi altri comuni pugliesi, nel Barese, dove possono accadere episodi di microcriminalità dopo la mezzanotte, quando potrebbero arrivare vicino al botteghino alcune baby gang. Il luna park nei giorni di festa è spesso visto dagli incivili come terra di nessuno, dove c’è chi si sente libero di sfogare le proprie repressioni, ubriacandosi o scatenando risse. Fortunatamente si tratta di casi isolati. Poi la gente ha la malsana abitudine di sentirsi padrone della propria terra durante le feste patronali, sviluppa un forte senso di appartenenza che finisce per riversarsi su di noi, i lavoratori viaggianti visti come estranei”.
Avresti cambiato qualcosa della tua vita da lavoratrice viaggiante?
“È un ambiente molto maschilista, questa è la grande pecca. Infatti ci si aspetta di vedere alla biglietteria un uomo di solito, invece siamo io e mia madre che facciamo i conti da qualche anno e siamo invincibili quando si tratta di gestire le vendite con folle di persone. Mio padre ormai fa il supervisore, dopo essere stato per più di 30 anni alla cassa. Amo questo lavoro, sono io ormai a trainare i miei genitori in giro per il mondo con la giostra. Lo so, è un lavoro che costa molta più fatica di un impiego alla scrivania, ecco perché molti miei coetanei preferiscono non portare avanti queste attività di famiglia, abbandonando il mercato delle attrazioni. Eppure per me sarebbe sicuramente più estenuante dover affrontare la noia, la monotonia mi fa paura”.






