Era originario di Taranto uno dei tre carabinieri morti a Castel D’Azzano (provincia di Verona) a causa dell’esplosione di una palazzina che doveva essere sgomberata. Si chiamava Marco Piffari, aveva 56 anni e da tempo viveva e lavorava in Veneto. Piffari era al comando della squadra operativa di supporto del Quarto Battaglione Veneto, le altre due vittime – il brigadiere capo Valerio Daprà, 56 anni, e il carabiniere scelto Davide Bernardello, 36 anni – facevano parte dell’aliquota di primo intervento inviata dal Norm della compagnia di Padova. Facevano tutti e tre parte delle squadre speciali, il loro compito era di sgomberare un casolare di Castel D’Azzano dove vivevano tre fratelli (due uomini e una donna) che dovevano essere evacuati.
A quanto pare, i tre – da tempo alle prese con problemi finanziari – avrebbero saturato i locali con il gas per evitare lo sfratto, ed è bastata l’apertura della porta d’ingresso per innescare l’esplosione. I tre fratelli sono sopravvissuti: uno, Franco, ha cercato di scappare, gli altri due (Maria Luisa e Dino) sono in ospedale, non in pericolo di vita. Nell’esplosione sono rimasti feriti altri 11 carabinieri, tre poliziotti e un vigile del fuoco. Una tragedia, invece, quella dei tre carabinieri. Come si diceva, Piffari era originario di Taranto. Era entrato nell’arma nel 1987, era separato e senza figli, e sulla sua pagina Facebook si presentava con una frase: “La vita è troppo breve per infarcirla di bugie”.







