“Oggi voglio raccontare un episodio che purtroppo vivono molte famiglie come la nostra. Nonostante abbiamo tutti i requisiti, documenti in regola e garanzie solide, ci siamo sentiti dire che il proprietario non vuole affittare la casa perché nella nostra famiglia c’è una persona disabile. E, come se non bastasse, perché siamo stranieri.” Arriva così lo sfogo di una ragazza senegalese che vive a Bari, nel quartiere Libertà. Tramite il suo profilo social, la ragazza lamenta una storia che è sempre più comune e che riguarda non soltanto i diretti interessati, ma tutti i cittadini.
“È doloroso dover constatare che nel 2025 c’è ancora chi giudica le persone non per la loro serietà o affidabilità, ma per la loro origine o per una condizione di salute. La discriminazione abitativa è una ferita che colpisce profondamente: non solo la persona disabile, ma tutta la famiglia che cerca semplicemente un luogo dove vivere con dignità. Essere discriminati due volte – per la disabilità e per la provenienza – fa male, ma resta fondamentale parlarne. Per noi e per tutte le famiglie che, nonostante facciano tutto correttamente, continuano a scontrarsi con barriere invisibili ma reali”.
Abbiamo sentito la protagonista della storia: “Da due anni sto avendo problemi, però ho sempre pensato ‘andrà bene, troverò una casa’, ma purtroppo così non è stato e oggi, quando ho ricevuto il messaggio dal proprietario di casa che è anche il mio avvocato che mi dice di uscire da questa casa entro dicembre, perché l’agenzia non può andare oltre in quanto ho un fratello disabile e siamo stranieri, sono rimasta sorpresa e molto amareggiata. Ma non è la prima volta che chiamo l’agenzia e mi dicono di no. Io sono in trattativa e se invece faccio chiamare un’altra persona, gli danno subito un appuntamento – dichiara la ragazza ai microfoni di Telebari – Io vivo in questa casa da due anni, dove tra l’altro ho un verbale della polizia edilizia dove è scritto nero su bianco che la casa non è idonea, cioè non ha i requisiti da febbraio 2025. Dovrebbe essere un Paese normale, in teoria. E invece io non posso vivere qui tranquillamente con i miei figli e mio fratello disabile che dall’America è venuto qui a seguito di un incidente e, psicologicamente, non voleva più rimanere lontano ed è venuto a vivere a Bari”.
“È vero che quella casa quando l’ho presa, l’ho vista e ho firmato un contratto di 4 anni, ma non sapevo che vivendoci dentro avrei avuto questi problemi – continua a raccontarci – c’è un’umidità incredibile, blatte durante l’estate e topi d’inverno dietro il cartongesso: è tutto documentato tramite i video. Sembra impossibile da spiegare, ma è così e da mesi non riesco a trovare una casa idonea, nonostante tutti i requisiti che ho dimostrabili, nonostante reddito e lavoro, non si fidano perché sono straniera e in più ho disabili in casa. Cerco sempre di integrarmi, non ho mai chiesto niente, non ho mai voluto niente. Non sono ricchissima, ma cerco veramente di andare avanti con i miei soldi, con il mio sudore. È possibile che io non riesca a trovare una casa come si deve, dignitosa?”.
Quello che chiede una cittadina come tutti gli altri è “avere una casa normale. Siamo arrivati a un punto in cui io, essendo straniera, ho bisogno di essere tutelata: quando chiami alle agenzie non ti rispondono, oppure se ti rispondono non ti danno la casa perché sei straniero, disabile purtroppo”, conclude con amarezza la ragazza. Una storia di non-inclusione in controtendenza rispetto all’essere pugliese. La casa è un diritto. Il rispetto è un diritto. La dignità è un diritto. E nessuno dovrebbe esserne privato.








