“Prendersi cura di sé è per tutte le persone”. In nome di questo motto, Zerobarriere e il Beauty Space – Centro Estetico di Bitonto hanno tenuto una lezione di make-up dedicata alle donne non vedenti. ZeroBarriere è una cooperativa attiva a Bari da oltre dieci anni, nata da un’idea di Marco Livrea: mappare la città e trovare i percorsi più accessibili in carrozzina. Idea che ha trovato forma nel progetto ‘Smartmoving’, applicazione mobile riportante la tracciatura di tutte le facilities per disabili sul territorio del Comune di Bari, aggiudicandosi il bando “Sovvenzione Globale – Piccoli Sussidi” della regione Puglia. ZeroBarriere, da sempre mira all’accessibilità in più campi (architettonico, culturale, gestionale) per tutte le tipologie di disabilità (fisica, cognitiva e sensoriale) tramite i P.E.B.A. (Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, strumenti di monitoraggio, progettazione e pianificazione di interventi finalizzati al raggiungimento di una soglia ottimale di fruibilità degli edifici per tutti i cittadini). Superare tutte le barriere, tra cui anche la cura della persona.
Parliamo con Antonio Garofalo, socio fondatore di ZeroBarriere: “Questo progetto è nato da una mia idea in collaborazione con Gaudenzia Antuofermo, che è tra le socie proprietarie del Centro Estetico di Bitonto Beauty Space, oltre ad essere mia cugina e ad aver vissuto con me, da cieco, parecchie esperienze di vita e quindi era capace di accostarsi alla nostra realtà”.
È la vita ad ispirare le idee migliori. Il gesto di truccarsi diventa, in alcuni casi, una sfida e quindi un progetto nato nel modo più spontaneo, “durante una cena di famiglia – continua Girardi – perché già si pensava a una visione della donna, e comunque della persona disabile, nella sua interezza, quindi anche con la cura del corpo e di sé stessi”. Un momento pratico, inclusivo e pensato per offrire strumenti utili, autonomia e benessere. Il 14 novembre c’è stata la prima prova.
“L’esperienza è stata meravigliosa perché per me che adoro l’arte e con l’arte avrei voluto lavorare, per un’ora mi sono sentita immersa in una seduta di trucco, di preparazione ad uno spettacolo ad un set cinematografico – dichiara Rossella Stallone, partecipante alla seduta – eravamo con una professionista e benché io sappia truccarmi, perché sono anni che lo faccio e mi piace molto farlo, abbiamo acquisito tecniche professionali come l’utilizzo del pennello per stendere il fondotinta, per sfumare… è stato bellissimo perché il trucco è una pratica quotidiana e poterlo fare con una professionista è stato meraviglioso”.
“Il make-up non è solo una questione di bellezza, ma anche e soprattutto di identità, affermazione e racconto di sé – affermano da Beauty Space di Bitonto – Durante il nostro corso di make-up per persone non vedenti, abbiamo guidato il gruppo passo dopo passo facendo affidamento su tutti gli altri sensi: texture dei prodotti, forma del viso, sensazione del trucco sulla pelle E abbiamo scoperto che tutto questo può essere anche un gesto di benessere e libertà. Ogni sorriso, ogni conquista, ha riempito il nostro cuore e quello delle nostre partecipanti al corso”.
“Penso che per una non vedente non sia impossibile truccarsi, anzi, il fatto di non potersi guardare allo specchio ti metta nelle condizioni di sperimentare una modalità diversa di trucco che è fatta della propria percezione, esattamente come siamo abituati a fare in tante altre pratiche quotidiane noi non vedenti – spiega Rossella – Laddove ci sia la volontà e sia possibile imparare, credo che per una donna non vedente sia una grande opportunità truccarsi perché dà una sensazione di noi assolutamente diversa, non solo nelle relazioni con gli altri, ma nella relazione con noi stesse in primis”. Un raggiungimento, quello del rapporto con il proprio io fisico e mentale, che viene appreso nel tempo, a piccoli passi, in ogni sfida, anche nel trucco. “Io stessa non ho imparato a truccarmi immediatamente da sola, ma ho cominciato da pochissime cose. Ma tutto è possibile apprendendo, sapendo cosa fare, da dove partire e da dove cominciare, da dove partire e come continuare”, dice Rossella. Il make up è un gesto che si trasforma nell’eliminazione di un cliché sulla disabilità visiva e non. Un sentito ringraziamento arriva dalla partecipante: “Grazie a ZeroBarriere abbiamo superato la barriera di quello che potrebbe sembrare un atto improponibile per una persona non vedente: il trucco è immediatamente riferibile alla vista, eppure non è del tutto così, perché chi ha di suo sviluppa una propria accezione, può sicuramente abbattere anche questa barriera, che è più culturale che reale. Merito a Zero Barriere per questo”.
“È stata una lezione pilota – dice Antonio di ZeroBarriere – Al momento non so come si evolverà, tuttavia la prova è stata positiva perché nel tempo e nell’epoca moderna i disabili finalmente hanno compreso che la cura di se stessi e comunque vivere la vita in una certa maniera non è solo per i disabili. Per cui intendiamo espandere il progetto e intendiamo inquadrarlo bene per capire come declinarlo al meglio”, conclude Antonio.








