Lavopa risponde di omicidio aggravato dalle modalità mafiose. Per il rampollo del clan Palermiti, che quella notte era armato come Lavopa, e per questo accusato di detenzione e porto abusivo di pistola, la richiesta dei pm è stata di 3 anni e 10 mesi, e 6mila euro di multa, senza il riconoscimento delle attenuanti, vista la ‘mafiosità’ del soggetto, evidenziata in aula dall’accusa. Per il 23enne Giuseppe Fresa, assistito dall’avvocata Ornella Calianno, accusato di aver aiutato Lavopa a disfarsi della pistola, sono stati chiesti 2 anni e 4 mesi, e 4.000 euro di ammenda. Ratificato infine il patteggiamento del quarto imputato, il 22enne Mario Ruta, difeso dall’avvocato Andrea Casto, accusato come Fresa di aver nascosto l’arma del delitto: per lui sono stati chiesti 2 anni e 6 mesi, e 2mila euro di multa.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale, grazie ai frame della videosorveglianza, il gruppo del quale faceva parte Lavopa era arrivato al Bahia verso l’1.30. Un’ora dopo, le telecamere dell’ingresso inquadrano l’arrivo dell’altro gruppo: Eugenio Palermiti jr, Antonella Lopez, l’autista e amico di Eugenio, Francesco Crudele, Gianmarco Ceglie, Davide Rana (gli ultimi tre feriti non in maniera grave dai colpi di pistola), un’amica di Antonella e altri ragazzi. Il secondo gruppo, riportano gli atti, “entra con fare prevaricatore, senza pagare l’ingresso, entrando in contrasto con il personale preposto alla vigilanza lì presente”, come scriveva il gip Francesco Vittorio Rinaldi, nella convalida del fermo di Lavopa. Poi l’incontro sulle scale del privè, le mani sulle pistole e il colpo destinato a Palermiti che uccide Antonella. Nel processo si sono costituite parti civili Regione Puglia, Comune di Molfetta e il titolare della discoteca Bahia. Si torna in aula il 22 gennaio per le difese, la sentenza è attesa per il 29 gennaio.