Una facciata maestosa e sontuosa settecentesca in stile tardo gotico, con otto arcate che racchiudono i porticati sormontati un tempo da volti a botte, oggi puntellate da supporti in ferro che cercano di evitare il crollo dell’unico lato dell’edificio rimasto in piedi. È ciò che resta a prima vista della storica “Masseria Bianchi Dottula”, cerniera tra viale Giuseppe Solarino, viale Pasteur e via delle Murge, nel cuore del Quartierino, zona trafficatissima e molto vivace dal punto di vista residenziale. La villa, realizzata nel 1753 dalla famiglia Bianchi Dottula – la stessa che si occupò della costruzione di un palazzo nobiliare a Bari vecchia – è avvolta dal mistero: si vocifera che per anni, tra un passaggio di proprietà e l’altro, sia stata un monastero di suore, poi infestato dai fantasmi, e c’è invece chi narra con certezza della sua storia di ex frantoio, vista la presenza nei sotterranei di locali ipogei in cui sarebbero stati collocati i macchinari per la produzione di olio. Ma tra leggende e constatazioni storiche, vince sicuramente la verità architettonica che è in grado ancora di farci cogliere la bellezza di un edificio nobiliare situato in un punto strategico del capoluogo pugliese, in stato di abbandono da ben oltre 20 anni e per diverso tempo abitato dai senzatetto. Difatti, la masseria è attualmente circondata da rifiuti e sovrastata dalla vegetazione sempre più incolta, che cresce incontrollata e si inserisce anche tra le fessure delle entrate murate chissà in quale periodo storico. Stando alle ultime ricerche risalenti a maggio 2025, minuziosamente eseguite da Francesca Martino, studentessa di “Comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo” dell’accademia di Belle arti di Bari, la vastissima struttura a pianta rettangolare, presenterebbe al di là dei porticati, un immenso giardino in cui si possono scorgere in lontananza i resti di un trullo.
“Si dice anche che durante gli anni ’70 sia stata abitata da numerose famiglie – spiega Francesca – C’è chi narra vi fosse il fantasma di un bambino murato vivo dalle suore in quell’edificio, ma è probabilmente una storia raccontata per tenere alla larga i ragazzini da quel luogo abbandonato e pericolante. Non sappiamo esattamente a chi spetti riqualificare il complesso, in quanto sul sito del catasto sembrerebbe si tratti di proprietà privata. Parte dell’edificio, però, è crollata, e a prescindere da chi sia il proprietario si tratta pur sempre di un bene architettonico non preservato”.
La studentessa, guidata nei suoi approfondimenti dal prof. Giancarlo Chielli, ha stilato un progetto accademico da cui emerge come l’immobile potrebbe essere trasformato in un polo museale innovativo “per consentire al capoluogo pugliese di potersi affermare come crocevia di idee e sperimentazioni artistiche”. “Il progetto prevede l’interramento della strada costruita in un periodo più recente (viale Giuseppe Solarino) che, ad oggi, divide in due l’area della masseria”. Francesca sogna di ripristinare la continuità tra lo storico edificio e il suo terreno agricolo originario, migliorando nettamente l’impatto visivo e architettonico del complesso, così come la sua fruizione. Chissà, che, un giorno tutto ciò non accada.






