Trovato impiccato, ma fu omicidio: 4 arresti nel clan Strisciuglio. “Ucciso perché voleva pentirsi” – I NOMI

Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita dalla polizia nei confronti dei presunti mandanti ed esecutori dell’uccisione del pregiudicato barese Nicola Vasienti, 44enne, che fu trovato morto nella sua casa nel quartiere San Paolo di Bari il 16 novembre del 2016. Si tratta di quattro esponenti del clan Strisciuglio, tre di loro accusati anche di estorsione. Si tratta del 38enne Domenico Remini detto ‘Pondin’, del 27enne Gaetano Remini, del 29enne Donato Sardella detto ‘Peter’, e del 35enne Giovanni Tritto detto ‘Giovanni piccolino’. Gli arresti sono stati disposti dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari.

Vasienti, che era agli arresti domiciliari, era ritenuto vicino al clan mafioso Strisciuglio. Quando fu trovato il cadavere, la vicenda fu inquadrata come un suicidio ma oltre un anno dopo la Procura aprì un’indagine per omicidio sulla base di alcuni elementi raccolti dalla Squadra Mobile. L’abitazione era chiusa dall’interno, ma una finestra era aperta. Il cadavere di Vasienti fu trovato sul pavimento con evidenti segni di soffocamento dovuti apparentemente all’impiccagione avvenuta con un lenzuolo attaccato ad un bastone appendiabiti dell’armadio della camera da letto. Ma la posizione del cadavere, la distanza dall’armadio, non parvero compatibili con il suicidio.

L’indagine rivelò poi che la morte era in realtà un omicidio per un regolamento di conti all’interno del gruppo mafioso degli Strisciuglio,  perché Vasienti voleva diventare collaboratore di giustizia. In seguito, grazie alle intercettazioni e alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, emergeva che Vasienti, stanco delle continue vessazioni patite da esponenti del clan Strisciuglio e amareggiato per l’assassinio del suo amico Luigi Luisi, morto il 14 novembre 2016 per le ferite riportate nel corso di un agguato mafioso avvenuto quindici giorni prima, aveva deciso di collaborare con la giustizia. Una collaborazione che avrebbe messo in pericolo il suo clan di riferimento. Le indagini, inoltre, hanno consentito di accertare sia i ruoli che le singole responsabilità nell’omicidio ed individuare tanto il mandante quanto gli esecutori materiali, i quali avevano inscenato un’impiccagione mentre, in realtà, si era trattato di uno strangolamento.

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