Il dato positivo è che il Fascicolo sanitario elettronico in Puglia funziona. Quello negativo è che i pugliesi lo usano pochissimo. La III Commisione Sanità del consiglio regionale ha presentato una verifica sull’adozione del fascicolo sanitario elettronico, su richiesta del presidente Felice Spaccavento.
Ne è emerso un quadro piuttosto positivo rispetto ai tempi di attuazione e di raggiungimento degli indicatori fissati a livello nazionale nel quadro dei finanziamenti Pnrr. Tuttavia dal punto vista operativo il sistema fa ancora fatica a decollare e ad essere percepito sia dagli operatori sanitari sia dai cittadini per la centralità che esso ricopre nell’ambito della assistenza e della storia sanitaria dei cittadini.
Lo ha ben evidenziato Spaccavento, spiegandone l’importanza “in quanto da una parte il fascicolo elettronico permette di condividere i dati clinici tra professionisti e tra strutture sanitarie, e dall’altro è uno strumento di policy perché è base di conoscenze alle quali attingere dati per la programmazione sanitaria, il governo e l’attività di ricerca”. Il Pnrr ha individuato nella digitalizzazione della sanità uno degli assi strategici di intervento, mirando a rendere il nuovo fascicolo sanitario uno strumento realmente uniforme a livello nazionale, interoperabile. Dell’investimento di 1 miliardo e 38 milioni di euro per realizzare il 100 per cento del sistema operativo entro giugno, alla Puglia sono stati destinati circa 47 milioni di euro.
Lo stato dell’arte dell’adozione del Fascicolo sanitario elettronico in Puglia è stata Titti Ladalardo, dirigente della sezione Programmazione investimenti sistemi informativi e telemedicina. La dirigente ha ricordato come il nuovo Fse sia molto diverso dal modello del 2016: non più un semplice contenitore di referti, ma un vero punto unico di accesso per il cittadino, capace di integrare documenti clinici, servizi online, deleghe, pagamenti, prenotazioni e persino la visualizzazione delle immagini diagnostiche. Un’evoluzione che richiede un’architettura informatica complessa e un coordinamento serrato tra Regione, Asl, strutture private e fornitori software.
Sul fronte dell’alimentazione dei documenti, in Puglia ci sono 207 strutture pubbliche e 127 private accreditate che conferiscono regolarmente nel fascicolo, con una media di 12mila documenti al mese caricati entro cinque giorni dalla refertazione. Per agevolare l’inserimento dei dati da parte delle strutture private, la Regione ha messo a disposizione un repository centralizzato, indispensabile per chi non disponeva di infrastrutture proprie. I risultati sugli indicatori nazionali – quelli che determinano la valutazione ministeriale e l’accesso ai finanziamenti – sono più che positivi. La Puglia supera tutti i target richiesti per giugno 2026: 96,3% di documenti indicizzati (obiettivo 90%); 98,2% di medici di medicina generale che alimentano il Fse; 94,1% di documenti firmati digitalmente secondo gli standard più recenti; 94% di documenti prodotti nel formato tecnico CDA2.
Un quadro che colloca la Regione tra le realtà più avanzate del Paese. Eppure, c’è un dato che preoccupa: l’utilizzo da parte dei cittadini, fermo intorno al 10 per cento, e la resistenza da parte dei medici di base a compilare i profili sanitari sintetici dei pazienti. Per ciò che concerne i cittadini, la dirigente regionale ha spiegato che fondi Pnrr consentono campagne informative solo verso gli operatori sanitari, non verso la popolazione, e ora si attende il kit della campagna nazionale avviata per poter ampliare la comunicazione.
Sul versante degli operatori, la Puglia ha scelto una strada strutturale: integrare il Fse nei piani formativi delle aziende sanitarie, evitando percorsi esterni destinati a esaurirsi con i finanziamenti. È già attivo un tavolo con gli ordini professionali e sono partiti percorsi dedicati ai medici di famiglia e pediatri di libera scelta, chiamati a compilare il Profilo sanitario sintetico, già disponibile nel fascicolo, ma finora rimasto vuoto. Questo vuoto può essere riempito solo con la disponibilità e il coinvolgimento dei medici.
Tra le novità in arrivo, la dirigente ha annunciato che entro aprile sarà possibile conferire anche i referti di anatomia patologica, dopo la risoluzione delle criticità normative legate alla comunicazione delle diagnosi più delicate. Più complesso invece il capitolo della cartella clinica elettronica, che entrerà nel Fse solo dopo l’approvazione delle specifiche tecniche nazionali, sicuramente oltre giugno 2026. L’obiettivo da raggiungere è in prospettiva europea: il Fse italiano è pensato come base del futuro Fascicolo sanitario europeo, che dal 2027 dovrà consentire la circolazione sicura delle informazioni cliniche tra i Paesi UE.
“Il sistema pugliese sta crescendo e ogni mese vengono conferiti circa 712mila documenti sanitari nel Fascicolo – spiega il presidente della Commissione Sanità, Felice Spaccavento – ma restano ancora alcuni ritardi su funzionalità fondamentali che devono essere recuperati rapidamente. Abbiamo spronato gli uffici regionali ad accelerare su alcuni strumenti strategici, a partire dal profilo sanitario sintetico, che consente al medico di avere immediatamente una sintesi della storia clinica del paziente, e dall’inserimento dei referti di anatomia patologica, particolarmente importanti per i pazienti oncologici e per la continuità delle cure”. Proprio sul referto di anatomia patologica la Regione ha annunciato l’avvio dell’integrazione nel Fascicolo a partire da aprile 2026, dopo il completamento delle procedure tecniche necessarie. “Si tratta di strumenti che non sono accessori, ma elementi centrali della sanità digitale, perché consentono ai professionisti di avere informazioni cliniche complete e aggiornate, soprattutto nei momenti di emergenza o nei percorsi di cura più complessi”.
Nel corso dell’audizione è emerso anche che alcune funzionalità previste dal Fascicolo sanitario elettronico sono ancora in fase di implementazione, come l’inserimento della cartella clinica elettronica. “È positivo che la Regione stia lavorando per completare l’ecosistema digitale, ma su alcuni strumenti come la cartella clinica elettronica serve che il governo nazionale faccia chiarezza per inserire la consultazione nel fascicolo”, precisa Spaccavento. Un nodo rilevante riguarda inoltre le modalità di alimentazione dei dati da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri. “La Regione si sta muovendo in accordo con l’Ordine dei medici, ma la formazione non basta. Nel confronto con l’Ordine pare sia emersa una posizione contraria agli inserimenti automatizzati dei dati clinici nel Fascicolo. Questo significa che molte informazioni dovrebbero essere inserite manualmente dai singoli medici, con il rischio concreto di rallentare ulteriormente la diffusione di strumenti come il profilo sanitario sintetico”.
“È una questione che dovrà essere affrontata con equilibrio – conclude Spaccavento – perché da un lato è giusto garantire il ruolo e la responsabilità clinica dei medici, ma dall’altro dobbiamo evitare che la burocrazia digitale si trasformi in un ulteriore carico di lavoro che rischia di rallentare l’innovazione e l’utilizzo reale del Fascicolo sanitario elettronico.” “Come Commissione continueremo a monitorare le tempistiche di attivazione dei servizi che non sono ancora operativi, affinché il Fascicolo diventi uno strumento realmente utilizzato da cittadini e professionisti, e non soltanto un archivio digitale di documenti sanitari”.







