Sottoposto a fermo Michele Lanave, detto “Il leccese”, pregiudicato 44enne di Bari vecchia affiliato al clan Strisciuglio, per il ferimento di Francesco Bux, con l’aggravante del metodo mafioso, avvenuto il 17 settembre scorso in strada Palazzo di città nel borgo antico. Il provvedimento è stato convalidato dal gip del tribunale di Bari, Giuseppe Ronzino, che ricostruisce il movente della sparatoria, evidenziando il rischio di fuga di Lanave e quello di reiterazione del reato, ma anche il muro di omertà che ha rischiato di compromettere le indagini.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Bari, Lanave – assistito dall’avvocato Gianluca Loconsole – avrebbe sparato all’ex suocero ritenendolo responsabile del fatto che la figlia aveva interrotto la loro relazione sentimentale. A supporto dell’ipotesi investigativa le intercettazioni eseguite nelle stanze della Questura, durante gli interrogatori, e in quella di ospedale in cui Bux era ricoverato per una frattura della tibia sinistra con prognosi di 30 giorni.
Dal quadro probatorio così raccolto, emerge la violenza di Lanave, durante il rapporto con la ragazza, che nelle settimane precedenti la sparatoria lo
aveva bloccato su tutti i social e sul cellulare. E questo, lei riteneva, lo aveva mandato fuori di testa. Di Lanave il giudice evidenzia “l’aggressività dimostrata e il ricorso alla violenza e alla prevaricazione”. In tutte le conversazioni intercettate, chi parla sapendo di essere intercettato adotta precauzioni, e per questo il gip evidenzia la fitta coltre di omertà anche da parte delle stesse vittime. Durante le perquisizioni, in casa di Lanave sono state trovate armi e droga.







