Avrebbe maltrattato la moglie per anni fino a quello che negli atti viene definito “l’ultimo gravissimo episodio di violenza”, risalente al marzo scorso, nel quale l’uomo avrebbe aggredito la donna e anche la figlia 30enne, lanciando contro di loro oggetti, minacciandole con un martello e provocando lesioni alla moglie. Per un 66enne, dopo la denuncia della donna, è stata subito disposta in sede penale la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare con divieto di avvicinamento. A ulteriore tutela di madre e figlia, assistite dall’avvocato Marcello Tedesco, ora anche il Tribunale civile di Trani – nell’ambito del procedimento di separazione – ha emesso un ordine di protezione, vietando al marito per un anno di avvicinarsi alla casa e ai luoghi frequentati dalla moglie.
I due si erano sposati nel 1988 e separati nel luglio scorso, ma “la vita coniugale – si legge negli atti – è stata da sempre funestata da un clima di paura e sopruso”. Nel procedimento penale il reato di maltrattamenti in famiglia contestato all’uomo ripercorre le presunte violenze fisiche e psicologiche ai danni della donna fin dal 1996. Le ripetute aggressioni sarebbero consistite in schiaffi, prese dalla gola, pugni, soprattutto alla testa, minacce con coltelli da cucina. Comportamenti che, senza una misura di protezione per la moglie e la figlia, “potrebbero sfociare – ritiene il giudice – in condotte di gravità crescente”.
Nel disporre anche in sede civile un provvedimento a tutela della donna, quindi, il Tribunale spiega che l’applicazione della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare con contestuale divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese già disposto mesi fa dal giudice penale, “non costituisce di per sé un elemento ostativo” all’adozione di un nuovo ordine di protezione, perché potrebbero sopraggiungere circostanze idonee a privare di efficacia una della due misure.







