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Home » Attualità » Crisi da Covid in Puglia, lettera di Confcooperative a Emiliano: “Servono risposte concrete. Ecco le nostre proposte”

Crisi da Covid in Puglia, lettera di Confcooperative a Emiliano: “Servono risposte concrete. Ecco le nostre proposte”

diLa Redazione
5 Maggio 2020
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“La crisi che stiamo attraversando necessita di misure straordinarie e di risposte concrete che ancora non sembrano manifestarsi, neanche all’orizzonte”. Inizia così una lunga lettera che Confcooperative Puglia ha inviato al presidente della Regione, Michele Emiliano. Una missiva in cui l’associazione decide di fotografare la situazione attuale, determinata dall’emergenza coronavirus, ma anche di fornire al governatore proposte per una ripartenza che garantisca la sopravvivenza delle imprese. Un fattore, al momento, per nulla scontato.

“Le imprese tutte hanno subito pesantemente i colpi dell’emergenza e sono ridotte in un grave stato di disagio e rischio di continuità aziendale – scrive il presidente di Confcooperative Puglia, Piero Rossi -. L’annunciata ripresa sarà lenta e il ritorno alla normalità tutt’altro che vicino. Le misure sino a ora adottate a livello nazionale sono mirate alla tutela del lavoro e a tentare di facilitare l’immissione di liquidità con prestiti, più o meno garantiti, con tutte le problematiche connesse alla concreta attivazione e al rapporto con gli Istituti di Credito il cui interesse a erogare è inversamente proporzionale all’effettiva necessità del beneficiario. Le misure presentate dalla Regione Puglia, al momento, rispecchiano la linea nazionale traducendosi in prestiti alle imprese che, sebbene apportino iniezioni di liquidità, generano un appesantimento dello stato patrimoniale, peggiorano gli indicatori di performance e gettano ombre di incertezza sull’effettiva capacità di restituzione”.

“Mancano del tutto proposte per migliorare la capitalizzazione delle imprese – dicono da Confcooperative -, non ci sono significativi interventi a fondo perduto per agevolare la ripresa, per esempio sul fronte degli investimenti. Si sta determinando la necessità di riconvertire i business attuali e di sperimentare nuovi modi e mondi imprenditoriali. Per far questo le imprese, anche le più attente e pronte ai cambiamenti, hanno bisogno di un sostegno economico che supporti gli investimenti. È indispensabile finanziare non soltanto la digitalizzazione dei servizi ma anche l’ideazione e la realizzazione di soluzioni innovative e smart per la produzione ed erogazione di beni e servizi: occorre far sentire la vicinanza delle Istituzioni alle imprese che intendono rimboccarsi le maniche e sollevarsi dalle macerie. Ad onta dei proclami in ordine a “zero burocrazia”, invece, non si avvertono significative inversioni di tendenza nei tempi, farraginosità delle procedure e atteggiamenti atti a garantire l’erogazione degli aiuti riferiti a progettualità in corso per le quali si attendono i contributi sugli stati di avanzamento e sui saldi delle attività. Si percepisce, al contrario, scarsa comprensione delle condizioni in cui si opera e delle difficoltà oggettive a produrre una documentazione sempre più complessa e opprimente”.

“Così è evidente che l’auspicio e l’invito cedono il passo alla ferma rivendicazione della immediata liquidazione dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione regionale – gridano dall’associazione -. Nonostante le dichiarazioni pubblicamente rese, anche per tabulas nelle delibere in merito, risultano ancora non pagati crediti per prestazioni erogate e mai liquidate, con procedure rendicontative incagliate e macchinose. Per esempio, le cooperative sociali lamentano ritardi sui pagamenti per la rendicontazione dei buoni servizi in alcuni ambiti da maggio 2019 e nel settore spettacolo-cultura si attendono ancora le liquidazioni dei bandi degli anni 2017, 2018 e 2019”.

Poi, di fatto, le proposte. “Nello specifico delle attività educative, formative e socio-assistenziali, la ripartenza potrebbe diventare un’occasione straordinaria per ammodernare il sistema di welfare regionale e dare risposte efficaci in linea con i tempi, ai nostri minori, ai giovani, alle famiglie frantumate dalla crisi, alle persone più fragili o deprivate. Ma per far questo sarebbe necessaria una grande opera di sostegno straordinario alle innovazioni nelle imprese sociali operanti in tale ambito. Invece fra gli operatori del settore prevale la sensazione di essere stati abbandonati dalle istituzioni e di non avere altra soluzione che di chiudere quanto prima e definitivamente i servizi per non doverlo fare nei mesi a venire, sotto il peso di un indebitamento insostenibile”.

Proposte dettagliate relative all’assistenza sanitaria, ma non solo. “Riguardo al Piano di Sviluppo Rurale – sottolinea Piero Rossi – occorrerebbe un discorso a parte che in questo caso vogliamo ridurre a un’unica avvilente considerazione che persino ci addolora rassegnare: la Regione Puglia viene percepita oramai come controparte ostile, ostinata e sorda alle implorazioni del sistema produttivo, mentre altre Regioni, soprattutto in altre aree della Comunità, si impegnano, spendono, investono danno fiducia alle imprese. Ad oggi amaramente registriamo che lo scampato pericolo di disimpegno non ha fatto altro che alzare l’asticella del target di spesa 2020 che, se perdura l’attuale situazione, difficilmente verrà raggiunto. La Misura 4.2, ad esempio, è strategica per lo sviluppo, la qualificazione, la valorizzazione delle migliori produzioni agroalimentari della nostra Regione e vede un numero impressionante di imprese pronte a investire. Le risorse disponibili sono scarse e la graduatoria, oggetto di contestazioni, vede pochi ammessi e finanziati e molti ammessi ma non finanziati per mancanza di risorse. Un segnale importante sarebbe disporre una dotazione congrua a sostenere il maggior numero di progetti possibile sottraendo, al contempo, materia del contendere alle numerose azioni legali in corso”.

“Nel settore turistico – si legge ancora nella lettera – si avverte il blocco di tutti i progetti di valorizzazione turistica. Mentre è pressante la necessità di riconvertire l’utilizzo dei fondi destinati alle grandi manifestazioni regionali – quali Bifest, Notte della Taranta e Medimex – verso attività di spettacolo ‘di prossimità’ da realizzare nel corso dell’estate: all’aperto e in piena osservanza delle norme del nuovo decreto a sostegno dell’offerta turistica locale. Si chiede un intervento finanziario per la malleva dagli impegni di pagamento di fitti e utenze degli spazi teatrali e di pubblico spettacolo – gestiti da privati – per l’intero 2020, la sospensione delle rate dei mutui per almeno 12 mesi contratti dalle imprese culturali e di spettacolo per l’acquisto di sedi, uffici, sale teatrali, sale prove, attrezzature tecniche, mezzi di trasporto, autovetture, beni strumentali in genere”.

“Esistono avvisi nel settore Ricerca e Sviluppo, ad esempio INNONETWORK e INNOLABS, con numerosi progetti ammissibili a finanziamento e non finanziati per carenze di risorse – sottolineano da Confcooperative -. Queste possono essere delle progettualità immediatamente cantierabili che potrebbero aiutare a ripartire subito in luogo di attivare nuove misure che potrebbero richiedere tempi lunghi e imponderabili e, soprattutto, potrebbero generare cortocircuiti burocratici o amministrativi. Infine, Le rappresentiamo alcune considerazioni riguardo la partecipazione al Partenariato Economico e Sociale delle Associazioni, il quale, a volte, tende a diventare sterile rito. Non sono mancate occasioni in cui il PES si è sentito ‘sopportato’ piuttosto che coinvolto effettivamente nella programmazione. Non è un caso che le stesse misure presentate di recente al PES siano state elaborate senza il necessario coinvolgimento preventivo del partenariato. Molto spesso il PES legge nei comunicati stampa la volontà di indire nuovi avvisi, senza alcun momento di coinvolgimento e confronto. Invece le Associazioni e gli Enti di rappresentanza possono essere uno straordinario veicolo di informazione, promozione, orientamento in questa particolare fase in cui le imprese si trovano a dover scegliere quali e quanti strumenti di intervento adottare, con il rischio di sovraesporsi finanziariamente o peggio non cogliere, per carenza di informazione e assistenza, importanti opportunità e concreti vantaggi”.

“A nome di 1.500 imprese cooperative e 130mila soci cooperatori chiediamo adesso che Lei voglia conferirci delle risposte semplici e immediate – concludono dall’associazione, rivolgendosi a Emiliano – chiediamo di conoscere a fronte delle nostre richieste, quali impegni ritiene di poter assumere e rispettare nei tempi che sarà Lei stesso a indicare. Per parte nostra ci cureremo di riportare alle nostre associate, sebbene stanche ormai di sentire promesse e non vedere risposte, il Suo riscontro con la tempistica indicata, lasciando all’esito dei risultati auspicati, lo spazio alle conclusioni e al giudizio sull’operato di questa amministrazione, impregiudicato il riconoscimento per il grande impegno profuso dal presidente e dalla Giunta regionale”.

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