Il Centro Studi di Federalberghi ha fotografato la situazione del sistema alberghiero pugliese, seriamente danneggiato dalla pandemia Covid. I dati sono allarmanti e le stime per il 2020 altrettanto catastrofiche. Dopo la prima contrazione di febbraio per gli stranieri (-25,3%), a marzo è arrivato il tracollo delle presenze con un -96,3% per gli stranieri e un -89,4% per gli italiani. Ad aprile il mercato si è completamente bloccato con un -92,8% in totale. Nello stesso mese sono andati persi 3.200 posti di lavoro stagionali con un -77,8%. Le stime per il 2020 sono molto allarmanti: le presenze totali saranno circa 10,3 milioni in meno e il fatturato del comparto ricettivo registrerà una perdita di 300 milioni.
“L’impatto del Covid-19 sul sistema dell’ospitalità pugliese è stato devastante – commenta Francesco Caizzi, presidente della Federalberghi – I dati del nostro Centro Studi, elaborati con riferimento al 2018, ci fanno rabbrividire e le previsioni per quest’anno sono angoscianti. Ci stiamo chiedendo quando e come potremo riaprire, ma molti di noi si chiedono se sia il caso di riaprire. La nostra volontà è quella di farlo, ma potremo solo se i provvedimenti annunciati, molti dei quali da modificare, e quelli che verranno, daranno sostegno e liquidità alle imprese”.
“Sicuramente non saranno misure sbagliate come il bonus vacanza a farci risollevare – dice ancora Caizzi -. Il nostro memorandum per la resilienza prevede aiuti diretti per le imprese che hanno subito un calo di fatturato, tutele specifiche per le imprese in affitto, interventi sulle imposte locali e nazionali, potenziamento e accelerazione dell’erogazione del credito, proroga della cassa integrazione, esonero dalla responsabilità per le imprese che applicano i protocolli anti-contagio e, soprattutto, regole e imposizioni sostenibili economicamente e che non trasformino i nostri alberghi in ospedali. Anche il capo della task force pugliese, Pierluigi Lopalco, ha giustamente affermato che il turismo non può essere medicalizzato”.







