Conversano ‘Capitale italiana della cultura 2024’, è polemica sugli errori presenti nel dossier di candidatura, dopo l’esclusione della cittadina del barese dalla corsa verso l’agognato traguardo. Non appena è stato pubblicato il dossier con il quale la città di Conversano (assieme alla Città Metropolitana di Bari) si era candidata, sono emersi diversi errori sulla compilazione dei fatti storici della “città dei Conti”.
Nonostante gli sforzi, Conversano non ce l’ha fatta. Non è, infatti, rientrata tra le dieci finaliste alla nomina di Capitale della Cultura 2024. È stata la pagina social dedicata al progetto “Cultura Capitale di Conversano” a darne l’annuncio, anticipando – il 31 gennaio 2022 – la successiva pubblicazione del dossier, presentato alla commissione nominata dal Ministero della Cultura. Pubblicazione che è avvenuta sugli stessi canali social nella mattina del 9 febbraio, trovando però alcune remore. Tra chi ha commentato, c’è anche Nicolò Galluzzi, laureato in Storia e Scienze Sociali all’Università di Bari, specializzazione in Storia Medievale nell’ateneo di Pisa ed attualmente dottorando in Storia medievale nello stesso centro di studi. “Mi dispiace segnalare alcune imprecisioni nella sezione storica del dossier”, introduce l’accademico, “mi auguro che si possano correggere affinché, per il futuro, la storia sia centrale nelle progettualità politiche e culturali attuali, non solo formalmente ma anche nella sostanza”.
Tra gli errori, se ne contano diversi in ciascuna epoca descritta. Oltre ai refusi: di seguito se ne riportano alcuni. Per quanto riguarda la storia medievale, tra i più rilevanti, nel dossier viene indicato come primo conte di Conversano un certo Guglielmo di Montescaglioso, personaggio inesistente – conferma Galluzzi – mentre la risposta corretta è Goffredo d’Altavilla. Altro errore riguarda il celebre monastero di San Benedetto, retto da badesse mitrate e dipendenti direttamente dal Papa. La badessa di San Benedetto esercitava controllo sul territorio ed il clero della vicina Castellana: “è proprio Goffredo che, nel 1087, dona Castellana al monastero di San Benedetto, e non Pasquale II nel 1110”, come erroneamente inserito nel documento inviato al Ministero della Cultura. Errori rilevanti vengono fatti notare anche nelle descrizioni storiche dell’età moderna (dal 1492). A partire dai nomi incompleti di Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona, figlio di “Caterina Acquaviva d’Aragona”. Omettendo parti del nome completo – nel dossier è indicata come “Caterina d’Aragona” – gli storici potrebbero confondere la nobildonna conversanese con la prima moglie di Enrico VIII, tutta un’altra storia. Errore più significativo riguarda il pittore Paolo Domenico Finoglio, nel dossier più volte indicato come “rinascimentale” benché l’autore del ciclo pittorico della “Gerusalemme Liberata” operasse in pieno ‘600, a rinascimento sicuramente ultimato. Neanche l’età contemporanea viene risparmiata, ringiovanendo l’onorevole Giuseppe Di Vagno, primo parlamentare italiano vittima del fascismo. L’uomo politico nacque a Conversano il 12 aprile 1889 (nel dossier viene indicato ’99) e morì vittima di un assassinio a Mola di Bari tra il 25 ed il 26 settembre 1921, non il 24 come indicato sul documento.
“Il dossier utile alla candidatura di Conversano a Capitale della Cultura 2024 è un documento completo, che analizza e tiene conto dei criteri di valutazione del Ministero: innovazione, sostenibilità, inclusività, credibilità (e tanto altro) del progetto consegnato”, spiega Francesco Caldarola, curatore del dossier Conversano Capitale Italiana della Cultura 2024. “Questo significa immaginare e interpretare un percorso culturale fatto di centinaia di elementi diversi, di pianificazione strategica, di programmazione delle attività, di progettazione di un percorso di co-progettazione e coinvolgimento di tantissimi fra cittadini, operatori, imprese, istituzioni, di fundraising, di comunicazione, di coordinamento, di negoziazione delle condizioni, di diplomazia nei rapporti con la politica, di costruzione di alleanze strategiche e di tantissime altre cose ancora”. Il responsabile incaricato alla realizzazione del documento su Conversano rassicura sui social i cittadini, annunciando una ripubblicazione corretta e riveduta del lavoro. “Se qualcosa è andato storto in questo processo me ne assumo tutte le responsabilità e se c’è stata qualche svista rispetto ad alcuni importanti cenni storici che rappresentano la cultura profonda di questo territorio (seppure chiaramente nella valutazione del progetto sono decisamente meno importanti) mi prendo l’impegno di fare in modo che vengano corretti, per procedere ad una ripubblicazione che possa rendere orgoglioso di questo lavoro”, promette.








