Il Carnevale capursese, come ben precisato nel libro “La Storia di Capurso” di Gino Pastore, inizia il 17 gennaio, data in cui si celebra sant’Antonio Abate, protettore degli animali. Forse non tutti sanno che anche Capurso ha la sua ricca tradizione sul Carnevale. Il rito storico vuole che dopo la benedizione dinanzi alla chiesetta di via Pappagoda, i fidanzati donino alle proprie fanciulle un fischietto in terracotta dipinto a mano, allusivo della loro autorevolezza. Un tempo, quando arrivava la sera, in piazza Gramsci c’era l’usanza di accendere un grande fuoco, un falò che raccoglieva attorno tantissima gente che cantava e ballava, con gli anziani desiderosi di raccontare antiche storie ai più piccoli mentre sgranocchiavano gustose fave arrostite preparate dalle nonne.
Non solo. A Capurso molti cittadini per l’intero periodo del Carnevale organizzavano all’interno delle proprie case delle feste, in cui venivano ospitate comitive “vestite a maschera”, guidate da un conoscente del padrone di casa e dal “Commendatore”. I balli di Carnevale hanno sempre rappresentato un momento di svago e di divertimento, ma soprattutto l’occasione di creare incontri per “futuri matrimoni”. Le ragazze venivano definite con l’epiteto “Zitella di Carnevale”, se non riuscivano ad ‘accalappiare’ nessun ragazzo durante i balli, mentre gli uomini lasciatisi imbrigliare venivano marchiati con l’epiteto “Creduloni”. Inoltre, c’era l’usanza di preparare in piazza un fantoccio che veniva esibito per tutto il periodo carnevalesco che terminava il Martedì Grasso, giorno prima del Mercoledì delle Ceneri in cui si distruggeva il fantoccio come simbolo della fine del Carnevale.
La tradizione dei balli è da sempre molto sentita a Capurso. Negli anni del Fascismo, quando non ci si poteva riunire, venivano organizzate le “quadriglie mute”, balli itineranti per le vie della città. Tra gli anni ’80 e ’90 il numero dei “balli” è sempre cresciuto, ma nei giorni nostri si è registrato un netto calo causato da problemi di carattere finanziario e burocratico. Per mantenere viva la tradizione è nata l’associazione “Ursinella”, il cui nome si ispira alla tipica “maschera” capursese. Ma cosa accade oggi all’interno dei balli di Carnevale? La parola d’ordine è rimasta la stessa: divertimento. Per tre sere a settimana ci si svaga lasciando a casa ogni problema. Si balla la quadriglia, non tutti decidono di mascherarsi ma resta viva la voglia di incontrarsi, di bere, mangiare e festeggiare.
“C’è stato un periodo in cui il Carnevale capursese aveva raggiunto livelli altissimi per qualità e numero di partecipanti. Tra gli anni ’80 e ’90 nel paese si crearono molti balli di Carnevale, tra venti e trenta – dichiara Rosanna Di Gemma, organizzatrice di un “ballo” – Ogni giovedì, sabato e domenica nel ballo c’erano quasi cento persone che si divertivano ballando guidati dal Commendatore di sala”. I gruppi mascherati sono sempre stati l’anima del Carnevale, ed uno dei motivi che ha causato il tramonto di questa tradizione è nell’estinzione dei balli stessi. “In passato, ispirandoci al vicino carnevale di Putignano, si arrivò all’organizzazione della sfilata con carri allegorici – continua Rosanna Di Gemma – Ogni singolo ballo preparava il carro per poter sfilare tra le vie del paese nell’ultima domenica di Carnevale, con tanto di giuria e premi cospicui. Inoltre, la competizione tra ogni singolo ballo era molto sentita a tal punto che le sfilate attiravano moltissime persone residenti nei paesi limitrofi”. Come spesso accade, però, le cose belle sono destinate a finire. “Complici gli alti affitti delle sale, il pagamento della Siae, la perdita dell’interesse da parte della politica, ha causato il declino del carnevale capursese. Nel corso degli anni più associazioni locali hanno tentato di resuscitare questa festa, ma con risultati poco incoraggianti”, conclude Rosanna. Oggi i balli di Carnevale possono contarsi sul palmo di una mano, grazie soprattutto a chi non ha mai dimenticato questa bella tradizione e ha deciso di tramandarla alle future generazioni. Sarebbe una bella sfida riportare il Carnevale capursese agli antichi splendori: un sogno per chi lo ha vissuto e lo ricorda con tanta nostalgia.








