L’intera comunità cittadina di Bari è sotto shock da questa mattina, 22 marzo, all’alba, quando si è appreso del furto avvenuto in nottata all’interno della Basilica di San Nicola. Dalla teca contenente l’effigie del Santo Patrono sono stati trafugati l’anello, l’evangeliario con le tre sfere ed il medaglione contenente la fiala con la manna, il liquido sacro segno di prosperità.
Abbiamo chiesto al prof. Michele Loconsole, docente di Religione Cattolica, pubblicista, scrittore, presidente dell’ENEC (Europe Near East Centre) e responsabile del progetto “San Nicola nel Mondo” della Fondazione Nikolaos, di raccontare qualcosa di più sugli oggetti trafugati dalla Basilica.
Professore, perché quello consumato stanotte è un atto che i baresi non possono perdonare?
“Il furto in sé è già un atto grave, ma è stato perpetrato ai danni del Santo che lega Bari e l’Occidente all’Oriente, un Santo ecumenico, l’uomo del dialogo tra sponde diverse dell’Adriatico. E farlo in questo periodo quaresimale, centrale nell’anno liturgico cristiano, in un momento storico così buio della storia europea, assume a mio avviso un significato ancor più grave, più odioso”.
Che valore hanno gli oggetti trafugati ed a quando risalgono?
“Non ci sono riferimenti certi, ma sono tutti oggetti di fattura ottocentesca. Direi degli inizi dell’800. Non è tanto il valore in sé, mi ripeto, il problema, ma l'”affronto” fatto ad una intera comunità. La statua risale però al 1794, realizzata dallo scultore barese Giovanni Corsi, della scuola napoletana di Giuseppe Sammartino (autore del meraviglioso “Cristo velato”) o di Giacomo Colombo. L’anello vale qualche migliaio di euro, in totale il danno è di circa 7mila euro, ma quel che preoccupa è un leggero danneggiamento della mano destra di San Nicola, che necessiterà certamente di un intervento. Quanto all’evangeliario, si tratta di un’opera anch’essa ottocentesca, di fattura napoletana, in argento. È stato trafugato anche il medaglione con la fiala contenente la manna, ma la scelta del ladro, se posso permettermi, dimostra la sua totale improvvisazione”.
Ci spieghi meglio.
“Penso che si tratti di un ladro dilettante, quasi uno sprovveduto, poiché per esempio non ha portato via la croce pettorale, di gran lunga più preziosa, che era lì a portata”.
Si è così purtroppo avverato il detto barese “Vai a rubare a San Nicola”. Lei sappiamo ci tiene molto a precisare alcuni aspetti su quel modo di dire che in queste ore rimbalza di bocca in bocca e impazza sui social, non senza qualche ironia…
“Sì e vi ringrazio. Quel detto molto in voga ancora oggi, in realtà ha un’origine storica ben precisa. Nei secoli scorsi e poi soprattutto a cavallo tra le due guerre mondiali, alcuni genitori di Bari Vecchia invitavano i propri figli piccoletti a recarsi in Basilica ed a “rubare” qualche moneta per comprare il minimo indispensabile alla sopravvivenza. I bimbi giungevano ai piedi della statua e con una calamita, legata ad una cordicella, tiravano su una moneta, il giusto necessario per il fabbisogno giornaliero di famiglie che non avevano di che sfamare la prole. Ed i canonici prima ed i padri domenicani poi, chiudevano un occhio con discrezione, lasciando che potessero sfamarsi. Il detto ha poi assunto nei decenni successivi i connotati di un invito all’impossibile, a rubare laddove non si potrebbe, una sorta di sbeffeggiamento. Ma l’origine è quella che vi ho raccontato”.
Ed ora professore che si fa?
“Gli inquirenti lavorano già da ore e ho letto da voi dei media che le telecamere hanno ripreso un uomo. Sono fiducioso. Il gesto è troppo sacrilego e percepito tale dalle gente per restare impunito”.







