Ci sono angoli di Puglia in cui i diritti basilari di una società teoricamente evoluta sono negati. Succede nel foggiano per la raccolta di ortaggi e pomodori, tra Noicattaro e Rutigliano nel periodo della raccolta dell’uva, accade a Terlizzi quando è tempo di olive e poi di fioroni.
Anche Turi ha il suo “ghetto”, dove soggiornano lavoratori stagionali che arrivano dall’Africa, soprattutto dal Maghreb, per raccogliere le ciliegie, l’oro rosso del Sud-Est Barese. Sono decine, alcuni molto giovani, e nello scorso fine settimana, coincidente con le Feste della Ciliegia a Turi ed a Conversano, “gli invisibili”, spesso sfruttati nei campi per pochi euro al giorno, sono all’improvviso tornati ad essere visibili.
Una situazione surreale, quella dell’accampamento che sorge al limitare del centro abitato, lungo la strada che unisce i due comuni, dove di sera spesso si rischiano anche gravi incidenti per via dei tantissimi braccianti agricoli che rientrano a piedi dal paese con la sola luce dei telefoni cellulari ad illuminare la strada verso la tendopoli.
“Al momento dalla sindaca di Turi non ci è giunta alcuna convocazione, nonostante le promesse e l’evidente urgenza che la situazione richiederebbe”, affermano dalla Flai Puglia e Flai Bari, facendo seguito alla denuncia sulle condizioni di accoglienza degli operai agricoli stranieri impegnati nella raccolta delle ciliegie.
Lavoratori stagionali senza diritti, “ospitati – fanno sapere dal sindacato – in una struttura definita “foresteria”, costretti a dormire in gazebo di plastica, con punte di caldo già eccezionali, totalmente privi di ogni accessorio, quindi ridotti a giacigli su coperte o per i più fortunati su materassi recuperati grazie alle associazioni di volontariato. Il tutto pagando anche un euro al giorno per la tassa di soggiorno”.
“Per quella struttura sono stati utilizzati fondi della Regione Puglia messi a disposizione dell’amministrazione comunale”, ricordano Antonio Gagliardi e Anna Lepore, segretari generali rispettivamente di Flai Puglia e Flai Bari. “La struttura ha superato il numero programmato di persone che poteva ospitare, in più sono sorti accampamenti spontanei nei pressi con un numero di servizi igienici – bagni e docce – insufficiente per le persone che ne usufruiscono”.
Dalla Flai Cgil inoltre chiedono a gran voce la sospensione della incredibile tassa di soggiorno e l’istituzione, presso una struttura che il Comune di Turi dovrà individuare in tempi rapidi, di un presidio sanitario a tutela dei lavoratori.
“Per l’occasione, individuata la struttura – chiedono Gagliardi e Lepore all’ente comunale turese -, la stessa sia dotata di presidio sanitario fisso mentre va dato atto alla Regione e al Centro per l’impiego di essersi già attivati a seguito delle nostre denunce con una presenza nel campo, per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nel pieno rispetto della legalità. Chiediamo che tutto avvenga in tempi ristretti, per offrire un’accoglienza degna a chi con il proprio lavoro contribuisce alla ricchezza del distretto della ciliegia del Sud Est barese”.
La campagna cerasicola è ormai agli sgoccioli. Ancora un paio di settimane e tutto sarà finito, ma sono in molti tra gli stessi cittadini di Turi a chiedere che la situazione venga sistemata, che finalmente ci sia dignità per coloro i quali giungono in città solo per poter mettere da parte un gruzzolo da inviare a casa e sono spessissimo sfruttati da caporali senza troppi scrupoli, come più volte denunciato da alcune associazioni.
Per ora resta la sensazione di una parte di umanità distaccata dal resto del contesto civile. Non è più tempo di esitare, è tempo di colmare quella distanza.








