Tanti consigli per ottimizzare il consumo di luce e gas, ottenendo così un notevole risparmio in bolletta, e tre principali imposizioni che verranno notificate prossimamente con apposito decreto. Il Ministero della Transizione Ecologica, nelle scorse ore, ha varato il Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale (qui tutte le ‘misure comportamentali’ consigliate, dalla doccia alla lavatrice): contromosse da mettere in campo con urgenza, alla luce del conflitto tra Russia e Ucraina, che tra le altre cose disciplinano il funzionamento degli impianti di riscaldamento modificando la vigente regolamentazione della temperatura e dell’orario di accensione invernale.
La prima delle tre principali imposizioni del Piano è uguale in tutta Italia e prevede che dal prossimo inverno i termosifoni delle abitazioni debbano segnare un grado in meno: non più 20, ma 19. Sono comuni anche le altre due regole che dettano i limiti di esercizio degli impianti, ma in questo caso l’attuazione ‘pratica’ non è uguale dappertutto. Ovunque il periodo di accensione sarà ridotto di 15 giorni (posticipando di 8 giorni la data di inizio e anticipando di 7 giorni la data di fine) e l’utilizzo giornaliero verrà disciplinato in modo tale che i termosifoni rimangano accesi per un’ora in meno al dì. L’Italia, però, è divisa in 6 zone climatiche. E dunque i periodi e le ore in cui i termosifoni potranno restare accesi cambiano di zona in zona, anche nella stessa regione e perfino nella stessa provincia.
Attraversando la Puglia, ad esempio, si può passare da una zona climatica E – nel Foggiano in località quali Monte Sant’Angelo, Bovino o Alberona – a una zona contraddistinta dalla lettera C – quella più diffusa, in quasi tutte le province pugliesi – passando per la zona D – zero comuni in Salento, ma complessivamente più 50 nelle altre province – dove si deve fare i conti con start e stop diversi nell’ambito del periodo in cui è consentito accendere i termosifoni, ma anche con un monte ore differente nella sfera dei limiti giornalieri. Nel Barese, nello specifico, ci sono 16 comuni che rientrano nella zona climatica C e ben 25 comuni in cui il riferimento da prendere è quello della lettera D.
Rientrano così nella zona C, con gli impianti di riscaldamento che potranno essere accessi dal 22 novembre al 23 marzo per un limite massimo di 9 ore giornaliere, i seguenti comuni: Bari, Bitetto, Bitonto, Bitritto, Capurso, Cellamare, Giovinazzo, Modugno, Mola, Molfetta, Monopoli, Noicattaro, Polignano, Rutigliano, Triggiano e Valenzano.
Rientrano invece nella zona D, con gli impianti di riscaldamento che potranno essere accessi dall’8 novembre al 7 aprile per un limite massimo di 11 ore giornaliere, tutti gli altri comuni della provincia: Acquaviva, Adelfia, Alberobello, Altamura, Binetto, Casamassima, Cassano, Castellana Grotte, Conversano, Corato, Gioia del Colle, Gravina, Grumo, Locorotondo, Noci, Palo del Colle, Poggiorsini, Putignano, Ruvo, Sammichele, Sannicandro, Santeramo, Terlizzi, Toritto e Turi.







