“Le polemiche di questi giorni sono pretestuose, non si fondano su una reale valutazione del rischio”. Prosegue anche in Puglia l’acceso dibattito sulla linea del nuovo Governo a guida Meloni per la gestione del Covid nelle strutture sanitarie e questa vola a prendere la parola è Ignazio Zullo, neoeletto senatore di Fratelli d’Italia oltre che medico igienista.
Il quadro delineato nel Consiglio dei Ministri è chiaro: se da un lato si continuerà a usare le mascherine in ospedale, contrariamente da quanto inizialmente pensato, dall’altro è stato anticipato il reintegro di tutto il personale sanitario no-vax sospeso durante la pandemia, già previsto per l’1 gennaio 2023. In Puglia, d’altro canto, esiste una legge regionale ad hoc sul tema: “Qui non cambierà nulla perché esiste una legge regionale che obbliga tutti i sanitari alla vaccinazione non solo per il Covid ma anche per l’influenza – ha spiegato in tv il presidente della regione Michele Emiliano – Nessuno è stato cacciato via, ma i non vaccinati, irresponsabili, non sono a contatto con i pazienti e non torneranno in contatto con loro”.
Una questione su cui è tornato anche il consigliere regionale del PD Fabiano Amati, promotore e primo firmatario delle leggi pugliesi sull’obbligo vaccinale a carico degli operatori sanitari: “La materia della tutela della salute è una competenza concorrente tra Stato e Regioni, per cui ogni regione deve rispettare il Piano vaccinale nazionale ma è libera di eseguirlo con le modalità più opportune, come sancito dalla Corte costituzionale – ha spiegato – sulla vaccinazione di medici e infermieri il Governo nazionale dice scienza ma applica magia. La scienza ha chiesto da anni, attraverso la Carta di Pisa, l’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario”.
Di tutt’altro parere Zullo che da un lato richiama la stessa legge regionale rammentando che questa “subordina l’obbligo vaccinale contro il Covid solo se previsto da norma o disposizione comunque denominata di rango statale”, dall’altro ne fa una questione di opportunità, con riferimento soprattutto all’atavico problema delle liste di attesa: “Sappiamo che la mascherina aiuta a non trasmettere e a non ricevere, e che il vaccinato può essere trasmettere il virus – ha spiegato – in questo momento il problema di emergenza sanitaria è che non si fanno più accertamenti di diagnosi precoce per il problema liste di attesa. Stante questo ragionamento, nel bilancio tra l’anticipo del reintegro dei no-vax al primo novembre e il rischio di patologie neoplastiche o cardiologiche non accertate per tempo, io credo che la misura del governo sia accettabile”.







