C’è la mafia barese, la politica di Modugno ma anche i collegamenti con il salernitano ed esponenti dei Casamonica, nell’inchiesta coordinata dal pm antimafia di Bari Fabio Buquicchio e conclusasi questa mattina, 5 novembre, con l’arresto di 6 persone, in relazione a due tronconi di indagini. Il primo, per voto di scambio politico mafioso, è il nuovo tifone che si abbatte questa volta sull’amministrazione Bonasia. Lo stesso sindaco, eletto con liste civiche, risulta indagato.
Secondo quanto ricostruito dai finanzieri del Gico del Nucleo pef di Bari, con il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata sarebbe stato stretto un accordo, per le elezioni amministrative del giugno 2020 nel Comune di Modugno, tra esponenti di spicco del clan Parisi ed attori della politica locale candidati in quella tornata elettorale. Lo provano numerose intercettazioni telefoniche e ambientali che incastrano l’attuale assessore alle attività produttive del Comune di Modugno, Antonio Lopez, il quale allo scopo di fare rapidamente e a tutti i costi “carriera politica”, avrebbe acquistato voti da esponenti dei Parisi in cambio di denaro e della disponibilità a soddisfare le esigenze del gruppo mafioso.
Avrebbe poi fatto da tramite, in occasione del ballottaggio, per procacciare voti al candidato sindaco Nicola Bonasia, in cambio della promessa, poi mantenuta, di garantire l’assunzione ad un affiliato, il quale si è personalmente impegnato a procurare le preferenze. Ogni voto sarebbe stato pagato con 25 euro. Dalle indagini emerge anche come il gruppo affaristico si sarebbe riunito nell’abitazione di Michele Parisi, fratello del boss Savinuccio e deceduto alcuni mesi fa, alla presenza di Lopez e di Felice Giuliani, amico di Parisi, al fine di stringere un accordo relativo alla tornata elettorale per le europee del 2024. L’intesa, in questo caso, si concretizzava nell’impegno a reperire voti, dietro la corresponsione di denaro agli esponenti della consorteria criminale, a beneficio di un candidato risultato ignaro dell’intesa ed estraneo ai fatti. Le indagini non avrebbero accertato la consapevolezza del candidato prescelto, attualmente vice presidente della commissione Affari esteri nel Parlamento europeo, ma “la reciproca promessa – scrivono gli inquirenti – a prescindere dalla sua realizzazione rivela disponibilità della politica a venire a patti con i mafiosi”. Lo stesso Michele Parisi, intercettato dai finanzieri, racconta di come si fosse già adoperato per le elezioni comunali di Bari, nel 2019, quelle stesse elezioni denunciate dall’inchiesta Codice Interno che ha svelato i rapporti fra mafia, politica e imprenditoria.
Il secondo filone dell’inchiesta si riferisce a diversi episodi estorsivi perpetrati da Felice Giuliani, imprenditore del foggiano, operante principalmente nel settore della commercializzazione di prodotti per l’agricoltura, che sfruttando la caratura criminale di Michele Parisi e di due suoi sodali, avrebbe recuperato o tentato di recuperare dalle proprie vittime, tutti imprenditori agricoli, alcuni crediti derivanti dalla sua attività commerciale, minacciandole di “tagliare” il loro raccolto se non avessero onorato i debiti contratti e garantendo, successivamente, il 50% del riscosso al mafioso. E’ stato anche accertato che Giuliani e Parisi mafioso detenevano e portavano in luogo pubblico armi comuni da sparo.
PER LA VICENDA DI BARI
Antonio Lopez
Christian Stragapede
Vincenzo Costantino
Raffaele Strafile
PER LA VICENDA DI FOGGIA
Felice Giuliani
Eugenio Damiano Giuliani




