Scambio elettorale politico mafioso che ha coinvolto membri dei clan Parisi-Palermiti, Strisciuglio e Montani di Bari, che sarebbero stati contattati direttamente dall’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri (ora in carcere) per permettere l’elezione della moglie Maria Carmen Lorusso (ai domiciliari insieme al padre Vito, oncologo in passato già sottoposto a misura per altre vicende) al Consiglio comunale di Bari nel 2019. Infiltrazioni della mafia nell’imprenditoria cittadina, in particolare nel settore del caffè e dell’automotive, nonché nell’azienda dei trasporti cittadina, l’Amtab. Ma anche estorsioni, porto e detenzione di armi, illecita commercializzazione di stupefacenti, turbata libertà degli incanti, estorsione in competizioni sportive, tutti aggravati dal metodo mafioso e contestati a vertici e affiliati al clan Parisi-Palermiti del quartiere Japigia. Sono questi i reati contestati a vario titolo alle 130 persone destinatarie delle 137 misure cautelari (alcuni indagati erano comuni alle due ordinanze emesse dal gip Alfredo Ferraro) eseguite oggi nell’ambito dell’operazione Codice interno, da oltre mille agenti della polizia di Stato. Per 110 indagati è stato disposto il carcere (poco più di 30, tra cui il boss Savinuccio Parisi, erano già detenuti), per 25 i domiciliari, per altri due misure interdittive. Le indagini sono state coordinate dalla Dda. Agli indagati sono stati sequestrati beni per complessivi 20 milioni di euro.
L’OPERAZIONE ‘CODICE INTERNO’
Sono stati più di mille, tra donne e uomini della Polizia di Stato, gli operatori impegnati dalle prime luci dell’alba di lunedì 26 febbraio a Bari e nell’area metropolitana del capoluogo a dare esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari e a ingenti sequestri di natura patrimoniale nei confronti di 130 persone. Tra gli arrestati anche Tommy Parisi e Giacomo Olivieri, ai domiciliari sua moglie Maria Carmen Lorusso. “L’indagine ha documentato l’operatività e pericolosità dell’organizzazione mafiosa ed ha consentito anche di registrare la celebrazione di cerimonie di affiliazione secondo il rituale di origine ‘ndranghetista, la consumazione di estorsioni, la ingente disponibilità di armi pronte all’uso, ma anche l’ingerenza del sodalizio in diversi settori della vita sociale, amministrativa ed imprenditoriale del territorio, comprese pesanti interferenze nei confronti di alcune società sportive, tanto da alterare gli esiti di due incontri di calcio dei campionati di Promozione e di Eccellenza, nelle stagioni 2017/2018″, scrive la Questura. L’operazione di polizia giudiziaria, che rappresenta l’epilogo di indagini che vanno avanti dal 2016, è stata condotta attraverso “un paziente e minuzioso lavoro”, coordinato da questa Procura Distrettuale Antimafia, spiega la Questura, consistito nell’attuazione di una poderosa attività tecnica d’intercettazione sia telefonica che telematica (che in una occasione ha consentito di sventare un progetto di omicidio) ed ambientale, servizi di pedinamento e osservazione, perquisizioni, sequestri di armi (30 armi da fuoco tra pistole e mitragliatrici, 3 silenziatori ed oltre 700 cartucce di vario calibro), stupefacenti, somme di denaro con arresti in flagranza di reato, il tutto corroborato e riscontrato dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, nel contesto temporale della guerra di mafia a Japigia che ha prodotto tre omicidi nel 2017. Sono in corso anche sequestri patrimoniali d’urgenza, disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia, di beni e patrimoni “riconducibili alle attività delittuose in contestazione o costituenti patrimoni di ingiustificata provenienza, sproporzionati rispetto alle reali capacità reddituali”, nei confronti di 16 persone indagate, per un ammontare di circa 20 milioni di euro tra immobili, appartamenti e capannoni industriali, quote di società commerciali, industriali e di servizi, conti correnti bancari e postali, autovetture e beni di lusso.
L’AMTAB
Per le estorsioni nei confronti dell’Amtab, l’azienda municipalizzata di Bari di trasporto pubblico, sono indagati Massimo Parisi, Tommaso Lovreglio e Michele De Tullio, che – come si legge nell’ordinanza del gip Alfredo Ferraro – avrebbero imposto all’allora responsabile dell’area sosta dell’azienda (i fatti risalgono al 2018) “l’assunzione di persone vicine o comunque imparentate con il clan Parisi”, “facendo riferimento alla necessità di rispettare una gerarchia di fatto all’interno dell’azienda” imposta “dal clan Parisi piuttosto che derivante da effettive cariche sociali”, con la minaccia “di subire gravi conseguenze derivanti da un eventuale rifiuto”. “Il presidente non è padrone – avrebbero detto gli indagati – qui nessuno è padrone, c’è solo rispetto reciproco e basta”. Ma le minacce avrebbero riguardato anche la sottrazione della assicurazione della “protezione mafiosa sul territorio” al presidente Amtab: “Chi deve coprire in mezzo alla strada? A parole?”, si legge ancora nelle carte, comportamenti fatti per “mantenere uno status quo favorevole all’organizzazione”. In conferenza stampa, il procuratore aggiunto e coordinatore della Dda di Bari Francesco Giannella ha detto come questa operazione “rappresenta ciò che è la mafia moderna, in un territorio nel quale agisce non soltanto in modo militare”, sottolineando la “penetrazione dei clan nel tessuto sociale e le capacità di condizionamento politico”. Le assunzioni imposte in Amtab sarebbero per Giannella la dimostrazione del “modello quasi di welfare” portato avanti dal clan Parisi per “assicurarsi la riconoscenza della popolazione”. Per Amtab è arrivato ora l’amministratore giudiziario. Il Tribunale Sezione Misure di Prevenzione ha poi disposto il sequestro finalizzato alla confisca di un cospicuo complesso immobiliare nei confronti di uno degli arrestati, Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale, e di sua moglie, Maria Carmen Lorusso, attualmente consigliere comunale di Bari e destinataria della misura degli arresti domiciliari (il cui padre è destinatario anch’egli di arresti domiciliari).
IL PROCURATORE ROSSI: ‘LIBERARE LA SOCIETA’ CIVILE DALLA MAFIA’
Ai microfoni di Telebari il commento del Procuratore Roberto Rossi, intervistato da Cristina Ferrigni.







