Una differenza di circa 40 euro al quintale tra prezzo preventivato e quanto corrisposto ai viticoltori, un settore che rischia di finire in ginocchio dopo un’annata flagellata dalle piogge e da un fungo chiamato ‘Peronospora’. Orazio Pastore è un piccolo coltivatore di uva da primitivo. Nelle scorse settimane si è tenuta la vendemmia e, non lavorando personalmente il prodotto della sua terra, lo ha venduto ad altre cantine per produrre vino. I prezzi medi applicati, però, sono stati ben lontani dalle aspettative, considerato che per le ragioni succitate i costi sono andati ben oltre la normalità. Dall’altra parte, poi, l’offerta è stata condizionata dalle rimanenze delle altre annate rimaste invendute.
Orazio stesso ha descritto la situazione con un esempio: se berrete dall’anno prossimo una bottiglia di primitivo 2023 IGT Puglia, rosso o rosato che sia, e pagherete dai 15-20-25 euro a salire, sappiate che di questa cifra solo 50 centesimi sono stati destinati ai produttori di quell’uva. Da qui l’appello, rivolto alle istituzioni, per provare ad applicare dei correttivi a tutela della qualità di un prodotto che, comunque, rappresenta una delle eccellenze pugliesi, anche grazie all’impegno di piccoli produttori come Orazio che garantiscono la qualità e l’artigianalità da cui trae origine tutto.
Dalla Regione l’assessore all’Agricoltura Pentassuglia fa sapere che la questione è stata attenzionata e sono in corso controlli per impedire le adulterazioni sia da prodotti provenienti da fuori regione che da uve da tavola. C’è da capire se queste azioni saranno sufficienti a salvare il destino dei produttori virtuosi.




