“Nella Puglia dove quasi il 30% di cittadini è in condizione di povertà relativa, in cui circa 90mila nuclei famigliari (per quasi 200mila persone coinvolte) percepivano il Reddito di cittadinanza cancellato da Meloni e oltre 70mila il ReD, la riproposizione da parte della Regione del Reddito di Dignità, è sicuramente un intervento importante che in parte prova a coprire le falle delle misure anti sociali delle destre al Governo”.
È il commento della segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, allo strumento di contrasto alla povertà e di inclusione sociale presentato dalla Giunta Emiliano. “Questo è il Paese che se è cresciuto, poco, in questi trent’anni – ricorda Bucci – lo ha fatto sulla pelle dei lavoratori e lavoratrici. Non lo dice la Cgil ma l’Ocse: i nostri salari sono fermi, tra il 1991 e il 2022 sono cresciuti dell’1% a fronte del 32,5% in media dell’area Ocse. La produttività è cresciuta di più in rapporto al Pil così come i profitti. Dati che certificano i fallimenti delle politiche sul lavoro e lo sviluppo, in una lunga stagione dove si sono compressi diritti e si è spinto sulla precarizzazione dei rapporti, mentre si sono regalati a pioggia miliardi alle imprese. Che evidentemente di loro ci hanno messo poco nell’investire su innovazione, qualità delle produzioni e dei processi produttivi, per agganciare filiere di valore”.
Un’analisi che arriva all’oggi, “a quelle destre che hanno cavalcato il modello neoliberista e continuano a condurre una guerra agli ultimi. Ma in questa condizione di difficoltà economica aggravata dall’aumentare del costo della vita, si possono tagliare i fondi per il sostegno agli affitti, per la disabilità, per la salute? Si fa cassa sui poveri, sugli ultimi, sulle persone in difficoltà, sui pensionati. Ci si oppone al salario minimo, oggi che i giovani, condannati a vita alla precarietà – conclude – sono la fascia generazione più povera”.





