“Lasciate ogni speranza, oh voi che entrate” nel complesso di Santa Fara. Quella che è una delle maggiori zone di accesso alla città di Bari, punto di collegamento tra periferia e centro, presenta numerosi disagi di viabilità a fronte degli altrettanti numerosi interventi sulla circolazione, tra cui le due mega rotatorie realizzare in viale Tatarella e via Escrivà. A segnalarlo a Telebari è Terry Pace, residente nel complesso ‘Fara One’ , che evidenzia le difficoltà riscontrate nella viabilità su tre fronti: tramite autovettura o mezzo di trasporto, tramite bicicletta e a livello pedonale. “Seppur Santa Fara si trovi ad un passo dal centro cittadino, è ugualmente emarginato – commenta Terry – perché non ha un marciapiede adeguato per la fermata bus, il sottopasso non ha un percorso pedonale né una pista ciclabile, e infine con l’auto, nonostante le innumerevoli rotatorie, i cittadini sono costretti a percorrenze lunghe e trafficate”.
Terry ci porta ‘passo passo’ per la zona, mostrando con il suo racconto le situazioni ostili che si incontrano. In automobile, i disagi partono dalla chiusura del passaggio a livello, sbocco diretto verso il centro cittadino. “Se utilizziamo l’automobile, siamo obbligati a girare attorno al rondò, salire verso il Ponte Adriatico e percorrere il quartiere Libertà per raggiungere il centro – dice Terry – Ancor peggio è il percorso inverso, dal centro a Santa Fara, in quanto tutto confluisce verso Poggiofranco: dal ponte di via Brigata Regina, bisogna necessariamente percorrere la zona del Policlinico per poi tornare indietro, fare il giro largo verso l’Angiulli e, finalmente, sperare di tornare a casa”. Peraltro, Fara One è un residence in cui vi sono abitazioni e studi lavorativi, oltre alla sede dell’Anci, e una viabilità migliore gioverebbe. “Alcuni azzardano delle manovre pericolosissime nel tentativo di abbreviare il rientro, ossia entrare nel parcheggio della chiesa di Santa Fara e ‘lanciarsi’ verso via Bitritto per andare a Fara One, il che è una follia”, continua Terry, sottolineando l’assurdità della situazione lamentata anche dai frati e ‘risolta’ chiudendo i cancelli della parrocchia. “Sul ponte di Santa Fara, ci sono due sbocchi in salita verso il rondò e verso Poggiofranco, ma nemmeno uno in discesa, tant’è che molti automobilisti, ignari e inconsapevoli di questa mancanza, errano nel fare manovra. Bastava mettere un’uscita nel verso opposto”.
Non finisce qui. Difficoltoso è l’attraversamento anche a piedi, in bus o con bicicletta. “Il ponte di Santa Fara ha un marciapiede strettissimo da ambo i lati, fondamentalmente pericoloso da percorrere a piedi e inagibile con la bicicletta, mancando una pista ciclabile“, dice la cittadina Pace che parla con noi. “È un tratto di strada che interessa tantissimi lavoratori e pendolari che, giunti con uno dei pochi bus della zona (il 20) si ritrovano, dopo la fermata letteralmente fra i cespugli, a dover tentare di passare su questa ‘parvenza di marciapiede’. Senza contare che nei pressi vi è la clinica Maugeri e tanta gente avrebbe diritto a percorsi più sicuri”. Terry Pace non è l’unica ad lamentare le difficoltà di circolazione, e nonostante diverse segnalazioni non vi è stata alcuna risposta. “Tutta la situazione è paradossale, soprattutto se si pensa ai passaggi pedonali e ciclabili creati a pochi metri di distanza, in via Mazzitelli: è ridicolo che non abbiano prolungato i lavori anche da noi. Nei piani del progetto di riqualificazione era stata nominata Santa Fara, ma non è stato fatto nulla: si sono fermati qualche metro prima – afferma – Ci troviamo a pochi metri dagli interventi a favore del quartiere Poggiofranco, ma la nostra zona è dimenticata. Credo sia discriminante. Nessuno di noi ha ricevuto un riscontro ad oggi. I lavori sono ultimati ed è il caso di dire che si stava meglio prima”.








