Tre pendolari su quattro, in Puglia, viaggiano incollati al dispositivo mobile. È quanto emerge da un’attenta osservazione e da una ricerca ‘sul campo’ percorrendo alcune linee ferroviarie che si snodano per la regione. Non è certo una novità da quando nella società contemporanea è sbarcato l’amico cellulare: in treno, oggi, si viaggia con uno smartphone, sempre tra le mani. Per chattare, ascoltare musica, vedere contenuti audio-visivi, scrollare passivi la home di un social, anche per consultare siti di informazione, fare ricerca e studiare – per carità – ma qualche ingranaggio, a un certo punto, è saltato e il locomotore è andato “fuori rotta”.
Correva un tempo in cui i mezzi di trasporto rappresentavano luoghi di aggregazione e di dialogo. Viaggiare con un servizio pubblico era molto comune: in questi ambienti “di passaggio” le vecchie poltroncine in tessuto acquisivano una dimensione da salotto, la gente chiacchierava e scambiava opinioni. Certo, vi era chi, nell’intimità del proprio sigaro, leggeva un quotidiano, o osservava il mondo fuori dal finestrone per apprezzare le distese di ulivi ed ogni bellezza del paesaggio naturale. Molti allietavano la tratta nella parola, nella genuinità dell’atto della conversazione. Nel tragitto si coltivavano amicizie e talvolta nascevano amori destinati a durare una vita intera.
Un viaggio sulle rotaie, breve e lungo che fosse, aveva qualcosa di pressoché romantico, poetico. Verso la destinazione, piegata dalla banalità delle stagioni, si nascondeva la bellezza di un peregrinaggio sempre unico. La meta lapalissiana, giammai il moto che regalava la magia di sguardi singolari e il fascino di nuovi incontri. Oggi, invece, lungo le fermate di una corsa salgono anime spoglie di emozioni, tra i vagoni vivono zombie tecnologici dai pollici consumati e dagli occhi inchiodati sui display, persone libere ma schiave di “cuori” e “mi piace”, profili – non uomini o donne – sottratti ai colori della vita.
P.s. Quella che avete letto è la riflessione di un pendolare nata dall’osservazione empirica, che non ha pretesa di avere un valore statistico o scientifico, condita da un pizzico di provocazione. Cosa ne pensate?






