Quello di Emma non è un semplice concerto pop ma è il ritorno a casa di una guerriera ferita ma che non ha la benché minima intenzione di mollare il ring. Non sferra colpi dello stesso livello del suo avversario ma va oltre e insegna ai suoi seguaci a far lo stesso, niente colpi bassi ma gentilezza e intelligenza. La guerriera torna a casa per farsi abbracciare dalla terra che le ha permesso di conoscere il mondo fuori. La Puglia lo capisce immediatamente e fa sentire forte il suo calore. Il pubblico e la cantante giocano nella stessa squadra, combattono le stesse battaglie.
Anche quando, al ricordo del padre Rosario, lacrime non si arrestano il pubblico fa squadra, abbandona i telefoni cellulari e fa sentire forte la sua vicinanza.
Molte le donne nel pubblico, alleate con la Marrone in una battaglia contro stereotipi e diseguaglianze. Non bambole, ma forze della natura indipendenti.
C’è un posto sul palco per tutti, soprattutto per chi ha ‘trattenuto il fiato’ troppo a lungo, e ora ha il diritto di lasciarsi andare. Si combatte anche contro l’idea di un sud diviso da stupide rivalità. “Siamo un unico mare” tuona Emma dal palco del Palaflorio. Emma provoca, emma osa. Il cantautorato si alterna ad una disco più leggera. Gli outfit cambiano. Dai boustier ai bomber glitterati, dai guanti di pizzo alla pelle. Il trucco si scioglie, il corpo suda. L’imperfezione non è nascosta ma normalizzata. I leoni da tastiera sono a casa e neanche lontamente contemplati in questa festa. Il pubblico balla, poi riflette e poi balla ancora. Bentornata a casa Emma.






