“Le partorienti, comprese le extracomunitarie senza permesso di soggiorno, che non intendono riconoscere e provvedere personalmente al proprio nato, hanno diritto a partorire in assoluta segretezza negli ospedali e nelle strutture sanitarie, garantendo, in tal modo, a se stesse e al neonato, la necessaria assistenza e le opportune cure”. A richiamare l’attenzione su questo diritto, dopo il tragico ritrovamento del neonato morto nella culla termica della parrocchia dedicata a San Giovanni Battista a Bari è l’ANFAA: associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie.
Nel caso in cui non sia stato effettuato il riconoscimento, ricorda l’ANFAA, l’atto di nascita del bambino è redatto con la dizione “nato da donna che non consente di essere nominata” e l’ufficiale di stato civile, dopo aver attribuito un nome e un cognome, procede entro dieci giorni alla segnalazione al Tribunale per i Minorenni ai fini della dichiarazione di adottabilità. Così , a pochi giorni dalla nascita, il piccolo viene inserito in una famiglia adottiva, individuata dal Tribunale fra quelle che hanno presentato domanda di adozione.
Sono circa 250 all’anno in Italia i neonati non riconosciuti che, grazie a queste disposizioni, vengono adottati nel giro di pochi giorni. “È necessario che le istituzioni preposte si impegnino maggiormente a fare conoscere queste disposizioni – sostiene l’associazione – e a garantire alle gestanti in difficoltà il sostegno attraverso personale adeguatamente preparato (psicologo, assistenti sociali, educatori,) che le aiuti prima, durante e dopo il parto, le accompagnino a decidere responsabilmente se riconoscere o meno il proprio nato e le sostengano fino a quando sono in grado di provvedere autonomamente a se stesse e, se hanno riconosciuto il neonato, al proprio figlio”.
“Avvalersi di questo diritto rappresenta una scelta estremamente difficile, che deve essere rispettata e che denota un grande senso di responsabilità verso la vita nascente – concludono dall’associazione -. Non dimentichiamo che il diritto alla segretezza del parto è un istituto di protezione sociale di altissimo valore, ma è presente solo nell’ordinamento italiano (e, con qualche differenza, in quello francese). Molte donne, soprattutto provenienti da Paesi esteri, non ne sono a conoscenza: dunque, bisogna ricordarlo sempre”.





