Una vita tra colla e carta, colori e coriandoli. Più di mezzo secolo con le mani in pasta, precisamente 61 anni di partecipazione attiva al Carnevale di Putignano. È il percorso artistico-creativo più longevo di tutt’Italia, e non ci sono eguali, ragione dell’intera esistenza del maestro cartapestaio Franco Giotta.
Cresciuto sotto una certa devozione alle tradizioni locali, Carnevale incluso, dà forma alle prime idee nella cantina di famiglia. Corre il 1964 quando realizza il suo primo carro allegorico, alla giovane età di 16 anni: ne architetta i dettagli con orgoglio e immensa soddisfazione e ne ultima il modello in compagnia di una frizzante comitiva di amici, lo spirito gioioso e propositivo classico di un ragazzo. Diplomatosi in ceramica e cartapesta, titolo erogato dall’unico ente meridionale per la cultura popolare di allora (la fortuna di aver docenti preparatissimi come Peppino Basile), il signor Giotta intraprende la strada lavorativa di tecnico industriale e perito meccanico, impiegato per 35 anni nelle vetrerie di Castellana Grotte e Gioia del Colle, senza mai dimenticare l’amore per l’artigianato e l’arte manufatturiera. Il lavoro durante il giorno, la passione per i carri nel tempo libero, spesso a discapito delle fasce serali dedicate alla famiglia. Prestazioni ininterrotte per estati intere, le ferie sipari settembrini, in cambio di riposo durante i periodi pre-carnascialeschi, quando il tempo è essenziale per intensificare l’operato negli hangar e concludere il carro allegorico da portare sul corso festoso.
Il migliore tra i migliori, Franco Giotta può vantare 27 podi di cui una serie di 7 primi premi consecutivi, per un totale di 19 primati su 54 partecipazioni al Carnevale putignanese. La sua associazione culturale AR.CA.S presenta un carro allegorico per ogni edizione, dal 1964 al 2018, con l’aggiunta di altri 12 non ufficiali per un totale complessivo di ben 66 opere d’arte portate in sfilata. Di fondo un comune denominatore che lo accompagna sempre in ogni progetto: una sottile ironia calata in una precisa contestualizzazione storica sostenuta da autenticità e costante ricerca della magnificenza.
Ispirato dal film “La noia” di Damiano Damiani, con una prorompente e peccaminosa Catherine Spaak, l’opera che inaugura ufficialmente la lunga carriera del maestro cartapestaio, “Con Catherine o la va o la Spak”, riproduce la figura femminile svestita e con attorno un intellettuale, un operaio e un figlio di papà: giovani di ceti diversi sebbene in comune accordo sulla bellezza della donna. È la stessa attrice francese negli anni Ottanta a contattare direttamente l’autore per sottolineare una somiglianza molto verosimile: l’uomo sorride ricordandole che si tratta di una simpatica parodia.
Tra gli infiniti giganti di cartapesta realizzati dal classe 1947, l’imponenza di Madre Natura, il personaggio letterario di Miguel de Cervantes, Don Chisciotte, molteplici esponenti politici come l’ex segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbaciov, e il fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. Ingenti volti noti al pubblico italiano: Papa Francesco in 15,40 metri d’altezza, Fantozzi e Totò, Adriano Celentano e Cicciolina. Diversi protagonisti delle serie animate tra i quali Pinocchio, il gatto Silvestro e Topolino, alcune riproduzione delle bellezze simbolo dell’Italia come la fontana di Trevi e oltre cento versioni della maschera tipica del Carnevale più lungo d’Europa, Farinella. Tutto rigorosamente realizzato con bozzetti e disegni fatti a mano, nessuna stampante 3D.
A Viareggio, nel 1984, il maestro porta la grande innovazione con “Sorprese per…fette”: il primo carro a figura cangiante, quale simpatico pagliaccio che si mostra al pubblico dalla schiusura di una enorme anguria. Dieci anni dopo, in occasione della lotteria del 1994, lancia “Non è mai troppo tardi”, una scatola completamente chiusa che si apre per far uscire mister Carnevale. Nella stessa logica anche la creazione di “Made in Italy” (1987): dalla pancia di una donna saltano fuori Bettino Craxi e Ciriaco De Mita.
Visionario e fautore di novità assolute: nel 1985 realizza la Cooperativa Farinella, la prima realtà associativa alla quale è riconosciuta la nuova professionalità del cartapestaio, più tardi La Cittadella del Carnevale di Putignano (1994). Innovatore di logiche visibili ancora tutt’oggi come il controstampo e l’applicazione delle strutture metalliche, il movimento sequenziale attraverso la forza motrice elettromeccanica e l’ausilio informatico, l’utilizzo di tempere e perlati, il supporto dell’aerografo per le sfumature, la sperimentazione di materiale sostenibile come il polistirolo. Da giudice a umile guida, da fervido attore e sostenitore del Carnevale putignanese per il quale ha lavorato in costante ricerca di dialogo con gli amministratori, fino ad avere estimatori delle compagini di Acireale e Saviano passando per Viareggio e Larino, Castrovillari e Gallipoli.
Il suo ultimo lavoro in concorso, “Eroi per forza” (2018), è l’ennesima mastodontica creazione che rappresenta un cittadino italiano vestito in giallo, espressione di eroismo, che regge un bilanciere con i pesi simboleggiati da due teschi: sono migranti destinati a tragica fine. Poi la storica esclusione, la pandemia, e un ritorno sotto traccia con due istallazioni immersive per avvalorare il reame di Farinella: una realizzazione dinamica nel 2023, un arco macchiato dai colori della maschera tipica putignanese, oggi deposto nella villetta Primo Maggio; e il motivo ornamentale nel 2025 con la simpatica spugna dei fondali oceanici, Spongebob, in piazza Principe di Piemonte.






