Giovedì 24 aprile i tassisti baresi spegneranno le loro auto per protestare contro l’arrivo di Uber Black tra le strade della città. Uno sciopero a oltranza proclamato nelle ultime ore dopo le preoccupazioni già dimostrate le settimane scorse quando inviarono al Comune una lunga lettera che elencava i punti ‘contro’ dell’arrivo del servizio alternativo ai taxi.
Obblighi diversi, investimenti differenti e quindi concorrenza sleale. Erano questi i punti principali che i tassisti imputavano ai loro concorrenti, cosa che li metteva di fronte a “un gigante del settore senza alcuna garanzia da parte dell’amministrazione comunale”. Era tutto scritto nella lettera, nella quale gli operatori specificavano che “la nostra attività, fondata su regole e norme precise, è minacciata dalla concorrenza di chi non è vincolato agli stessi obblighi, in una battaglia priva di omogeneità e di correttezza concorrenziale”.
Gli obblighi a cui si riferiscono sono “la conoscenza della lingua inglese, un investimento di circa 100000€ tra versamento cauzionale al comune di Bari e acquisto auto, un futuro impegno prioritario nelle ore notturne e il servizio per le persone disabili. Requisiti che solo noi, tassisti autorizzati, possiamo garantire. Uber, al contrario, non ha nessuna di queste limitazioni, e si limita ad attrarre la clientela turistica, lasciando a noi il carico del servizio più complesso e delicato della città”. Polemica, quest’ultima, che si affianca al riconoscimento dell’introduzione delle nuove 30 licenze, emesse recentemente dall’amministrazione cittadina, “che si inserivano in uno scenario di carenza di tassisti, con la convinzione che queste sarebbero state una soluzione per premiare chi da tempo lavora nel settore senza titolo”.





