Mariangela è una studentessa di ingegneria biomedica. Il suo desiderio è molto semplice: mangiare un gelato. Il punto è che Mariangela per muoversi ha bisogno della sua carrozzina, ma il percorso, partendo da casa sua, è tutt’altro che agevole. Iniziamo subito da quella che non è una vera e propria barriera. Attraversare sulle strisce pedonali in via Amendola è difficile per qualsiasi pedone. Farlo per chi si muove in carrozzina lo è ancora di più. E in pochi si fermano per dare la precedenza.
Arriviamo finalmente in viale Einaudi. Purtroppo le rampe sono presenti a macchia di leopardo. Il che significa che per scendere da un marciapiede, anche con l’aiuto di un’altra persona, bisogna fare uno sforzo sovraumano o cercare una via alternativa.
Ovviamente, per quei pochi scivoli presenti, non manca qualche auto a impedire il passaggio. Per fortuna la proprietaria del mezzo si è fermata solo per una breve commissione. Mariangela, però, è costretta ad attendere il suo arrivo.
Alla fine riusciamo a prendere il tanto agognato gelato. Inutile dire che in questa attività, come nella stragrande maggioranza dei negozi di questo tratto di viale Einaudi, non c’è una rampa per entrare. Solo la farmacia ed un bar sono realmente accessibili in carrozzina. E quindi siamo costretti a farci portare tutto fuori. A questo punto è arrivato il momento di tornare a casa, ripetendo tutto il percorso ad ostacoli. Come è andata? Lo chiediamo proprio a Mariangela.




