Bari è una città dinamica, un cantiere a cielo aperto in continua evoluzione, sempre pronta ad accogliere visitatori provenienti da tutto il mondo e amata dai suoi residenti, legati da un forte campanilismo nei confronti dei singoli quartieri d’appartenenza. Ma come ogni grande capoluogo di regione presenta le sue criticità e deve fare i conti in diverse zone, come piazza Umberto, il molo San Nicola o il quartiere Libertà, con il fenomeno della microcriminalità, tra parcheggiatori abusivi, baby gang ed episodi di spaccio di sostanze stupefacenti. Abbiamo chiesto a residenti e visitatori la loro percezione della sicurezza per le strade baresi.
I cittadini raccontano di sentirsi o essersi sentiti in pericolo in determinati casi; un sentimento di paura che non è sempre strettamente legato alla presenza o meno di delinquenza nei quartieri, ma riflette anche i cambiamenti sociali e, talvolta, l’ineducazione dei più giovani.
C’è chi dice che preferisce evitare alcuni rioni di sera e chi spiega che i ragazzi alla guida spericolata di bici e monopattini minano l’incolumità dei pedoni, già alle prese con un passeggio su marciapiedi a volte dissestati, tra rifiuti e di deiezioni canine. Perché anche la diffusa inciviltà incide sulla sicurezza delle persone.
Diversa è la situazione per i turisti che, in linea di massima, affermano di essersi sentiti quasi sempre al sicuro nel capoluogo pugliese e di aver passeggiato nei luoghi più centrali e periferici a tutte le ore, senza l’ombra di timori. “Gli automobilisti sono un po’ pazzi”, racconta una vacanziera polacca, ma lo fa con il sorriso sulle labbra.
Bari in linea di massima risulta una realtà non più pericolosa di altre, costantemente monitorata soprattutto grazie all’aumentata presenza di presidi di forze dell’ordine nei luoghi più caldi, dal quartiere umbertino, fino a piazza Cesare Battisti e corso Italia. Tuttavia, sul tema c’è ancora tanto da fare.






