Al raggruppamento temporaneo di imprese Cobar sono stati attribuiti punteggi per alcune azioni migliorative di carattere ambientale (ad esempio la certificazione LEED) che la legge di gara prevedeva espressamente come “non valutabili”. Ma soprattutto la sua offerta nel complesso, finisce per “violare il trattamento minimo salariale dei lavoratori”. Sono i due motivi sui quali si fonda il ricorso presentato al Tar Puglia dalle aziende arrivate seconde nel bando di gara per la progettazione esecutiva e la realizzazione dei lavori finalizzati alla valorizzazione e rigenerazione urbana sostenibile dell’area delle ex caserme “Milano” e “Capozzi” e la realizzazione del Parco della giustizia a Bari. Secondo il raggruppamento ‘Manelli Impresa Spa, Guastamacchia Spa, Consorzio ITM Scarl, Macob Srl, Coebo Srl, Debar Costruzioni Spa’, per questi due motivi avrebbe dovuto essere esclusa “o, quantomeno, essere soggetta ad un’accurata e pregnante verifica di sostenibilità ed affidabilità”. L’appalto, per un importo complessivo di oltre 305 milioni di euro (più Iva) di cui euro 3,637 per la progettazione esecutiva ed 301 milioni 626mila euro per i lavori, era stato aggiudicato a luglio scorso al raggruppamento di imprese composto da Costruzioni Barozzi Spa e Sac (Società Appalti Costruzioni) Spa.
I ricorrenti arrivati secondi contestano “la violazione di norme di legge e di gara estremamente chiare e precise che, ove correttamente applicate – lamentano – avrebbero condotto inevitabilmente ad un diverso esito della competizione. All’RTI Cobar sono stati attribuiti dei punteggi per alcune azioni migliorative di carattere ambientale (certificazione LEED) che la legge di gara ha previsto espressamente come non valutabili”. Ma soprattutto fanno notare le problematiche che metterebbero a rischio la sicurezza dei lavori, prendendo in esame la gestione del flusso giornaliero delle 500 maestranze medie previste, “con inevitabile congestionamento dei varchi di accesso e insufficienza degli stalli”. Non risulterebbero garantite le condizioni per “garantire il transito sicuro sulla passerella di via Alberotanza (unico accesso al campo base), destinata a ricevere centinaia di lavoratori in entrata e uscita con rischi evidenti per la sicurezza e per la viabilità sottostante”.
E ancora, lamentano la carenza di misure ambientali specifiche per emissioni, polveri, rumore, consumi, e quella relativa al simultaneo utilizzo di sei gru a torre nello stesso spazio, “con evidente pericolo per la sicurezza delle operazioni”, considerando anche “il contestuale transito del personale, in ambo i sensi di marcia, sullapasserella sopraelevata di via Alberotanza”. Una soluzione che per i ricorrenti “comporta una forte interferenza tra le gru installate, determinando un importante problema di sicurezza, sia per gli operatori in transito in passerella, sia per il traffico pedonale e carrabile sottostante”. Violati, fanno notare, anche i criteri relativi ai minimi salariali: l’organizzazione del lavoro in tre turni, 7 giorni su 7, con una presenza media di oltre 500 unità lavorative al giorno, avrebbe “un costo medio orario per unità di soli 23,30 euro (186,51 per 8 ore lavorative), dunque inferiore ai minimi salariali inderogabili fissati dai bollettini della Provincia di Bari come media dei 4 livelli retributivi pari a 28 euro”.








