Resta alta l’attenzione su piazza Cesare Battisti e piazza Umberto, che insieme a piazza Moro, sono diventate soprattutto nell’ultimo periodo aree di degrado, spaccio e violenze. In questa calda estate (e non da un punto di vista meteorologico) diverse sono state le risse, sfociate in alcuni casi anche in accoltellamenti e aggressioni alle forze dell’ordine. Una zona grigia che crea non pochi grattacapi al Comune di Bari, intento a capire come poter risolvere una situazione che sta diventando più grave del previsto.
Oggi la nuova proposta del Comune, ideata dall’assessora alla Giustizia e al Benessere sociale e ai Diritti civili, Elisabetta Vaccarella, di animare le piazze con show e spettacoli di inclusione sociale. Una proposta che durerà otto mesi, finanziato prelevando risorse dal fondo di riserva. Il Comune aveva già provato a rendere più vive le piazze cercando di coinvolgere i commercianti collocando tavolini e sedie ma la proposta si era rivelata un flop.
Questa proposta si pone l’obiettivo è contrastare i fenomeni di degrado e marginalità sociale, restituire vivibilità e sicurezza agli spazi pubblici individuati attraverso la presenza positiva di cittadini, famiglie, bambini e studenti, promuovere percorsi educativi, culturali e creativi capaci di rafforzare il senso di comunità, valorizzare le piazze come luoghi di incontro intergenerazionale e interculturale. Nei prossimi giorni l’amministrazione comunale individuerà il soggetto attuatore dell’intervento attraverso una procedura di selezione pubblica.
“La giunta – spiega l’assessora Vaccarella – è al lavoro da giorni per animare piazza Umberto, con un calendario di iniziative, in collaborazione con l’assessora alle Culture Paola Romano, allo Sviluppo locale Pietro Petruzzelli, l’Università e tante realtà attive sul territorio. L’impegno dell’amministrazione a fare vivere le piazze Umberto e Cesare Battisti da solo non basta: siamo fiduciosi che, intorno a queste iniziative, possa costruirsi una partecipazione attiva e propositiva dei cittadini, non solo spettatori, ma protagonisti del cambiamento”.





