Da interessante esperimento televisivo e antropologico a soporifero contenitore di annoiamento, il Grande Fratello è stato il camaleonte del tubo catodico. Tra evoluzione e involuzione. Non ha mai contribuito allo sviluppo del genere umano, ma ha intrattenuto chiacchiere da bar e spaghettate tra amici dopo intense giornate di lavoro. Quest’anno il timone passa a Simona Ventura, che promette: “Sarà un Grande Fratello back to the future: intanto è il giubileo, sono 25 anni da quella prima edizione del 2000 e nel frattempo è cambiato un po’ tutto, è cambiata la storia di noi italiani”. E come darle torto, è cambiato il costume e il vissuto di un’intera nazione. E ci auguriamo cambi anche l’offerta televisiva, dalle tribune politiche ai confessionali della casa di Cinecittà.
La curiosità di osservare come se la caveranno concorrenti pugliesi verrà appagata anche quest’anno. Al momento è stata annunciata la partecipazione della giovane piercer Anita. Brindisina di nascita e residente a Milano, super tatuata e con una buona dose di ironia. Non promette male.
La Puglia nella casa del Grande Fratello ha avuto una sua rappresentanza sin dalle prime edizioni. Spesso ci ha inorgoglito, altre divertito, altre volte avremmo voluto essere sudtirolesi piuttosto che conterranei di alcuni individui. Era il nuovo millennio, Daria Bignardi guidava la primissima edizione e tra i ”topi da laboratorio” c’erano Francesca Piri da Galatina e Rocco Casalino da Ceglie Messapica, ingegnere ai tempi del GF e portavoce del governo Conte in tempi più recenti. Nella seconda edizione è la monopolitana Tati Albero a rappresentare la Puglia, partecipazione chiacchierata ma nulla di memorabile. Vinse Flavio Montrucchio.
È con la conduzione D’Urso che la Puglia ha il suo momento da ”Cool Britannia”, arriva il pittore Andrea Fracolino, la cameriera Marika Suppa ma soprattutto arrivano Angela Sozio e l’indimenticato Pasquale Laricchia e con lui piovono tormentoni in americanbarese, virali non sui profili instagram ma tra i banchi di scuola e le scrivanie degli uffici.
Alla quarta edizione il reality inizia a perdere lo smalto, è pugliese l’ esperimento che prevede l’inserimento di Domenico e Ilaria Turi da Taranto, papà e figlia. Seguono anni di noia mediatica, il tamagotchi ha stancato. La conduzione marcuziana è lenta, i volti già gonfi di ego e non di originalità. Ricordiamo solo Massimo Scattarella, Gaetano De Robertis e Il nobile Nicola Pappalepore. L’ultimo debole sorriso ce lo hanno, forse, strappato i fratelli papillon Armando e Giuseppe Armenise. Era il 2014. Lunedì 29 riparte il gioco, un po’ di sano divertimento quando l’inverno incombe servirebbe. Lo scetticismo rimane ma non possiamo mica solo vivere di cinema d’essai, l’opera lirica e serate letterarie, o no?





