Un nuovo collaboratore di giustizia, interno al clan Misceo di Bari e Noicattaro, rischia di modificare gli equilibri interni al gruppo criminale barese. Giuseppe Patruno, 33anni, dopo l’arresto di aprile scorso nel maxiblitz del Gico della guardia di finanza di Bari, ha scelto di collaborare con gli inquirenti, e ha già reso lunghi interrogatori al pm antimafia di Bari, Fabio Buquicchio. I verbali delle sue dichiarazioni saranno depositati il prossimo 20 ottobre all’udienza preliminare a carico di 69 persone, appartenenti ai clan Misceo e Annoscia, accusate a vario titolo di narcotraffico, detenzione illecita di stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori e tre tentati omicidi, tutti delitti aggravati dall’agevolazione mafiosa.
Le indagini avrebbero dimostrato come i due clan fossero in contrasto nel territorio di Noicattaro, per l’illecita occupazione di un alloggio di edilizia popolare, resosi disponibile a seguito della morte del legittimo assegnatario, e per il controllo delle piazze di spaccio. Le tensioni armate sfociarono in un tentato duplice omicidio il 3 marzo del 2021 nella piazza principale della città. La pace che seguì il duplice tentato omicidio sarebbe stata sancita da Giovanni Palermiti, figlio del boss Eugenio del quartiere Japigia di Bari.
Il clan, aveva sottolineato il coordinatore della Dda di Bari Francesco Giannella in una conferenza stampa, aveva una grande capacità organizzativa ed era in grado di esercitare un “controllo del territorio capillare, ostentato con presenza fissa e visibile nei territori urbani, anche in zone molto frequentate, generando l’assoggettamento e l’omertà nei cittadini”. Controllo organizzato e diretto, secondo l’accusa, dal boss Misceo, pur essendo detenuto nel carcere di Napoli.





