Era il 1951 quando un giovane Pier Paolo Pasolini, allora 29enne, scese alla stazione centrale di Bari e ne raccontò l’impatto: “Davanti a me nelle viscere della Bari sconosciuta, distesa contro il mare, gli autobus passavano radi, internandosi con urli di rapaci dentro vie che non portavano in nessun luogo”. Nel breve racconto dal titolo ‘Le due Bari’, Pasolini traccia i contorni di una città dal forte richiamo mercantile che pian piano riemerge, tra fame e povertà, dalle ceneri della seconda guerra mondiale; in queste quattro pagine, il giovane poeta, ancora sconosciuto a molti, riesce a fotografare nel suo modo poetico e anticonvenzionale i tratti più veraci della città.
Oggi, 2 novembre, nel giorno del 50° anniversario della sua morte, ucciso brutalmente presso l’idroscalo di Ostia nel 1975, lo ricordiamo nel modo in cui lui descrisse la nostra città in quella che doveva essere una guida, una mappa tra le città del sud. Un lavoro che non fu mai portato a termine. Pasolini ricorderà Bari in una poesia del 1964, nella quale fa espressamente richiamo alla città vecchia: “Un biancore di calce viva…un alto villaggio sul mare malato di troppa pace, i cui sottani sembrano pertugi di tende e di merletto lastricati d’acqua odorosi di pesce e piscio”.
Anche Bari non dimentica il più grande intellettuale del novecento letterario italiano, creatura estetica e quasi sempre sopra le righe e per questo scomoda. Lo fa nel 2022 nel centenario della sua nascita, dedicandogli l’edizione di quell’anno del Bif&st e un murale realizzato da Retake che colora i muri tra l’estramurale Capruzzi e il sottopasso Luigi di Savoia. La Puglia per Pier Paolo Pasolini rappresentava l’altra faccia del cambiamento antropologico italiano. Non luogo di arretratezza sociale ma viva testimonianza di una resistenza a quel ‘genocidio culturale’ prodotto dalla modernizzazione selvaggia che abbatteva lingua, costumi e tradizioni, patrimonio da custodire e tramandare con amore. Visitò Taranto, Massafra e Alberobello dove rimase entusiasta per quei ‘nitidi trulli’, poi fu la volta di Ostuni, Lecce, Otranto e Leuca. Ritornerà nel 1959 a bordo della sua Fiat 1100, come inviato del mensile “Successo”, realizzando così la sua ‘felicità adriatica’. Lui, custode della tradizione e della bellezza che nasce nei borghi incontaminati, sceglie di mettere a fuoco sia con la scrittura sia con la macchina da presa la verità storica che circola tra i vicoli, chissà cosa avrebbe detto oggi di Bari, una città in crescita che negli anni ha fuso il sacro e il profano creandone una miscela esplosiva.






