Ha 40 anni, è assessore comunale ed è al centro dell’inchiesta che ha portato a sei arresti nella mattina del 5 novembre, per scambio elettorale politico mafioso, estorsione e detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo. Antonio Lopez è attualmente assessore alle Attività produttive al Comune di Modugno, nonché candidato alle prossime elezioni regionali del 23 e 24 novembre, in quota Forza Italia a sostegno del candidato di centrodestra Luigi Lobuono.
“Un uomo del popolo”, si presenta in uno degli ultimi post su Facebook, fra i tanti contributi social che lo vedevano impegnato in una nuova campagna elettorale. Per lui ora è arrivato l’arresto, in un’inchiesta che si muove fra Bari e Foggia e che vede in tutto 13 indagati (per Modugno, è indagato anche il sindaco). I fatti si riferiscono alle elezioni amministrative del 2020, e gli inquirenti hanno rilevato l’intromissione di esponenti del clan Parisi per assicurare la vittoria a determinati candidati: proprio Lopez, quindi, avrebbe acquistato voti dai Parisi, in cambio di denaro e della disponibilità a soddisfare le esigenze del gruppo mafioso. Lopez fu eletto consigliere, all’epoca, prendendo 195 voti nella civica “Modugno per le imprese e il commercio”, a sostegno del sindaco Nicola Bonasia. È imprenditore nel settore della termoidraulica, per il Comune ha anche deleghe per Industria, Artigianato, Agricoltura e Commercio, gestendo anche Mercati, Fiere e Politiche attive del lavoro.
L’arresto odierno mette in difficoltà il centrodestra per le prossime regionali. E arriva il commento di Mauro D’Attis, coordinatore regionale di Forza Italia per la Puglia: “Abbiamo grande rispetto delle indagini in corso e non tiriamo mai sentenze prima del tempo. Ma certo qui, in Forza Italia, non potrà mai esserci spazio per chi compra i voti o ha anche solo vagamente a che fare con la mafia. Sulla vicenda dell’arresto del candidato della circoscrizione di Bari, Antonio Lopez, preciso che la segreteria regionale del nostro partito compie, nella redazione delle liste, un controllo formale. Da tale verifica, nulla di opaco era desumibile a suo carico, avendo il certificato penale pulito. Le considerazioni politiche sul suo ingresso nel partito e, dunque, nella lista provengono da valutazioni locali che hanno traghettato il passaggio dell’assessore comunale dalla Dc a Fi. Se le accuse saranno confermate, non c’è altro da fare che prendere nettamente le distanze: sulla lotta alla mafia bisogna essere in prima linea sempre, senza se e senza ma”.





