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Home » Spalla » Regionali Puglia, dall’egemonia Dc all’assenteismo: i presidenti più e meno votati in 55 anni di elezioni

Regionali Puglia, dall’egemonia Dc all’assenteismo: i presidenti più e meno votati in 55 anni di elezioni

diPiero Ciabini
11 Novembre 2025
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Elezioni Generico

© Riproduzione riservata

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Manca davvero poco al ritorno in cabina elettorale per votare il rinnovo del consiglio regionale e l’elezione diretta del presidente della giunta. A meno di due settimane dalle votazioni in Puglia – previsto per il 23 e 24 novembre – infervorano le campagne elettorali di tanti candidati che promettono di dare nuovo impulso al territorio, programmi e azioni concrete per migliorare il benessere dei pugliesi.

Per la prossima legislatura è sfida aperta tra l’eurodeputato Pd e mister 500mila preferenze, Antonio Decaro, e l’ex presidente della Fiera del Levante di Bari, Luigi Lobuono. Candidati a ricoprirne la carica presidenziale, in corsa anche Sabino Mangano e Ada Donno. Tutto già noto e in queste ore tanto si sta parlando di sistema sanitario, mobilità e occupazione, crisi idrica: temi caldi al centro delle propagande dei rispettivi schieramenti partitici portati nelle piazze del tacco d’Italia.

Fumo negli occhi? Può darsi e non ci sarebbe da sorprendersi visto il depauperamento di una politica addietro gloriosa, ricca di valori e principi, sana e rispettabile, oggi ridotta a operazioni di marketing e comunicazione strategica, fondata sul clientelismo e processi liquidi alla perenne ricerca di consenso. Illuminata e avanguardista, già nel 1972 Mina anticipava i tempi e cantava “Parole, parole, parole”: di certo solidità e autorevolezza che la politica portava in spalla, era altra storia e forse i più romantici ne avranno nostalgia. Non un caso l’egemonia della Democrazia Cristiana nella Prima Repubblica, sostenuta dagli altri sì ma robusta e carro trainante di un Paese che credeva nella guida istituzionale e politica. E la partecipazione attiva era un chiaro sensore che funzionava, per davvero.

Le Regioni italiane, già istituite dalla Costituzione, conobbero le prime votazioni con l’approvazione della legge elettorale n.108 del 1968 e stabilite nella primavera del 1970, poi avvenute concretamente il 7 e l’8 giugno. Le Regioni entrarono nella storia istituzionale italiana, provvedendo subito alla propria fase costituente con l’approvazione degli statuti. Si inaugurava così, in chiave decentrata, un nuovo sistema che avrebbe guardato al territorio: le votazioni erano appuntamento sacro dall’elevato senso civico, dovere ma soprattutto diritto, l’apice della democrazia. Anche qui non un caso l’adesione in massa, in particolare la tornata del 1975 dove a votare andarono quasi 9 pugliesi su 10, affluenza da record, al 89,40%. Di quei numeri resta oggi ben poco, basti pensare alle ultime consultazioni regionali: in Puglia, nell’era del politichese e dell’assenteismo le cabine elettorali restano semi-deserte, orfane di cittadini – avviliti e scoraggiati. Ancora una volta sono i numeri a sottolineare l’involuzione politica: le ultime due tornate sotto il 60% con l’uscente presidente Michele Emiliano salito alla guida della Regione con affluenze ai minimi termini e pari al 51,16% (2015) e 56,43% (2020).

Il secondo tempo dell’attuale politica – decadente e in evidente affanno – si avviò con il tramonto della Prima Repubblica e la concomitante introduzione della legge n.43 del 1995, la cosiddetta legge Tatarella. Nota anche come Tatarellum, con essa i presidenti regionali sarebbero stati eletti con votazione diretta e non più dal consiglio: una rivoluzione, bella e buona, che ne rivisitò scelte e ideologie del panorama politico. Il primo, in Puglia, a godere di tali dinamiche fu l’esponente di centro-destra Salvatore Distaso, eletto con 1.071.186 voti, a danno di Luigi Ferrara Mirenzi. Tuttavia, il più suffragato nella recente storia politica pugliese risulterà Raffaele Fitto: leader di Casa delle Libertà, neonata coalizione di centrodestra fondata da Silvio Berlusconi, nonché attuale vicepresidente esecutivo della Commissione europea e commissario europeo per la politica regionale e di coesione, raccolse nel 2000 il più largo consenso popolare con 1.194.370 preferenze (53,97%).

Stilando un podio, al secondo gradino la legislatura Vendola I (49,84% con 1.165.536), terzo il già citato Distaso; il consenso minore all’attuale presidente Emiliano che dieci anni fa vinceva con l’appoggio di 793.831 voti (47,12%) mentre nel 2020 con 871.028 (46,78%): valori inferiori rispetto ai predecessori ma va evidenziato che furono, le sue, le chiamate elettorali meno partecipate.

Cosa registreremo invece i prossimi 23-24 novembre? Cosa racconteranno le urne? Occorre pazientare ancora un po’. Tuttavia, un recente sondaggio realizzato da Ipsos stima la vittoria facile dell’ex sindaco di Bari con circa il 63,8% delle preferenze: un margine di 30 punti del candidato del centrosinistra rispetto al suo diretto avversario politico, l’imprenditore Lobuono, che si fermerebbe al 33,1%. Quanto all’affluenza stimata dallo stesso sondaggio, questa non andrebbe oltre il 43%, a conferma del trend negativo che orbita intorno al mondo della politica, sempre più volutamente dimenticato dal popolo italiano.

 

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Tra Affluenza E Consenso. Dati Post Tatarellum (1995 2020)(2)
Egemonia Dc (1970 1990)
Tra Affluenza E Consenso. Dati Post Tatarellum (1995 2020)(1)
Affluenza Complessiva In Termini Assoluti (1970 2020)(2)
Affluenza Complessiva In Termini Assoluti (1970 2020)(1)

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