Ci sono storie che colpiscono, che restano per sempre nel cassetto della memoria. Sì, per sempre, come qualcosa di indelebile. “Biancorossi per sempre” dedica il suo diciottesimo appuntamento a un ragazzo sfortunato, che dopo aver conquistato il suo sogno calcistico è stato beffato da un triste destino: Enrico Cucchi. Un sogno dorato, bello, poi trasformato in un incubo. Nato a Savona il 2 agosto 1965, ma piemontese d’adozione, da buon centrocampista ha vestito le maglie di Savona (C2), Inter (segnò un gol nel 2-0 valido per la Supercoppa Italiana 1989), Fiorentina, Empoli, Bari e Ravenna, ma la parentesi biancorossa è stata la più duratura della sua carriera in termini di presenze: tre stagioni dal 1990 al 1993 (due in A e una in B), in cui ha collezionato 67 presenze in campionato e 6 gol.
Un nome importante per la piazza, che arrivò grazie agli sforzi economici di Matarrese, il quale lo acquistò dall’Inter. E proprio in quel suo periodo barese, il destino beffardo era dietro l’angolo: mentre calcava il prato del San Nicola, a causa di un neo maligno alla coscia, iniziò un lungo calvario fatto di dolori lancinanti, terapie e malesseri. Dopo un discreto rendimento, le prestazioni iniziarono a calare dal secondo anno e culminarono nella terza stagione quando i ‘galletti’, retrocessi in B con Boniek nel 1992, deludevano le aspettative della piazza. Cucchi, guidato da Lazaroni e Materazzi, ha indossato anche la fascia di capitano. Parte della tifoseria, però, che contestava un po’ tutta la squadra, lo prese di mira con uno striscione esposto in curva: “Cucchi capitano… Non ti sopportiamo!”.
Segnò un rigore contro il Pisa, ma ne fallì un altro e fu subissato di fischi: veniva contestato per scarso rendimento, con i tifosi ignari della sua situazione di salute. Era sofferente ma determinato, coraggioso, tanto da iscriversi all’università di Bari anche da ammalato: sperava di laurearsi e diventare avvocato, dopo essersi diplomato geometra. Le cure sembravano ridargli vigore, tanto che a fine campionato accettò il passaggio al Ravenna, in serie B. Ma il suo destino, purtroppo, era segnato: fu operato d’urgenza dopo dei dolori lancinanti agli adduttori, avvertiti mentre si allenava. Le metastasi avevano colpito. Furono appena 5 le presenze ravennate in quel suo ultimo campionato: all’alba del 4 marzo 1996, mentre si trova nella sua abitazione di Tortona, se ne va per sempre, stroncato da un melanoma. La sua scomparsa suscitò molta commozione nella tifoseria biancorossa.
Antonio Di Gennaro, ex glorioso regista del Bari, ricorda così il suo compagno di squadra nel Bari 1990-91: “Enrico era un buon centrocampista, con esperienze importanti in A. Fu un grosso acquisto per il Bari di Salvemini. Ero all’ultimo anno di contratto e non ero in condizioni ottimali, quindi lui fu ingaggiato per una mia eventuale sostituzione, visto che avevamo lo stesso ruolo. Non so perché, ma in quel campionato non era visto bene dalla tifoseria. Enrico era un professionista molto serio, un ragazzo bravissimo. I sintomi della malattia iniziarono l’anno dopo, quando io ero andato a giocare nel Barletta. Quando mi arrivò la notizia della sua scomparsa, fui davvero molto amareggiato”. L’ultimo gol barese di Enrico Cucchi fu realizzato il 6 dicembre 1992, in Padova-Bari 2-1: con quel gol, probabilmente, avrà dato il suo addio per sempre ai ‘galletti’.







