In un tempo in cui la moda prêt-à-porter detta le regole e le cucitrici cinesi, soprattutto a Bari, si sono imposte con laboratori rapidi e convenienti, le antiche sartorie pugliesi continuano a sopravvivere, custodendo un sapere che appartiene alla tradizione e che ancora oggi riesce a distinguersi per qualità e autenticità. Sono luoghi che raccontano storie di famiglie, di mani esperte e di tessuti scelti con cura, e che resistono come presidi culturali in un panorama sempre più omologato.
A Foggia, dal 1992, la Sartoria Shangrilla di Pecorella Diego è stata riconosciuta dalla Regione Puglia come attività storica: un laboratorio dal fascino rustico che si dedica anche alla creazione di costumi d’epoca, segno di un amore per la rievocazione e per il dettaglio sartoriale.
A Taranto, dal 1990, il Pina Sassi Atelier, porta avanti la stessa missione, con un riconoscimento ufficiale che premia la capacità di trasformare la tradizione in linguaggio contemporaneo senza perdere la cura artigianale.
Ma la storia della sartoria pugliese non si esaurisce con gli elenchi regionali. A Bitonto, nel parco commerciale barese, «Nicola Santarelli» rappresenta dal 1915 un simbolo di eleganza maschile e di continuità, mentre «Nugnes», nato a Trani nel 1920 e oggi presente anche a Bari in via Nicolò Putignani, ha saputo coniugare la tradizione sartoriale con l’evoluzione della boutique di lusso.
A Bari, in via Antonio Beatillo, la «Sartoria Stefano de Chiara» dal 1959 continua a essere un presidio di stile classico, fedele alla scuola sartoriale barese. Queste realtà, diverse per storia e per linguaggio, condividono la stessa sfida: resistere a un mercato che privilegia la velocità e il prezzo rispetto alla qualità. In un contesto in cui l’abito su misura sembra un lusso fuori tempo, esse riaffermano il valore dell’artigianato, offrendo non solo un capo, ma un racconto, un ponte tra passato e presente.







