“Onestamente siamo un po’ in ansia, non sappiamo ancora come sarà ricevere al Quirinale l’onorificenza dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal nostro presidente Sergio Mattarella. Non sappiamo ancora se c’è un dress code o meno da rispettare, se dobbiamo portare i pasticcini e quanti parenti potranno assistere alla cerimonia. Al momento, però, ci basta sapere che questo riconoscimento lo otterremo perché con il teatro siamo riusciti a fare qualcosa di utile per noi stessi e gli altri, soprattutto portando sulla scena ragazzi e ragazze con disabilità, dimostrando che non esistono etichette, ma persone che hanno bisogno della cultura per esprimersi liberamente”. Era il 18 febbraio quando Gianfranco Berardi, bitontino residente a Crispiano (provincia di Taranto), e Gabriella Casolari, originaria dell’appennino modenese, raccontavano ai microfoni di Telebari quanto fossero emozionati di ricevere il titolo di Cavalieri della Repubblica Italiana “per aver fatto dell’arte uno strumento in grado di abbattere gli ostacoli della malattia e della disabilità”. Quel giorno è arrivato.
Il 3 marzo, Gianfranco, tra i protagonisti dell’ultimo film di Checco Zalone “Buen Camino”, e Gabriella, entrambi attori, autori e registi, nonché fondatori della “Compagnia Berardi Casolari”, si sono ritrovati di fianco al capo dello Stato, insigniti di quel titolo che meritavano fin dai primi anni Duemila, quando era da poco nata la loro impresa teatrale e civile. “Ci siamo conosciuti nel 2001 quando Gianfranco era giovanissimo – racconta Casolari a ‘Social Night’ – Venne a Modena a fare un laboratorio con una compagnia di teatro con la quale io già lavoravo, era già stato intercettato come un attore molto promettente. Da quel momento è scoccata la sintonia e non ci siamo più lasciati”. Per loro il teatro è quell’arte magica che trasforma i nostri sguardi e può rivoluzionare il mondo.
La cosa bellissima è che il primo momento in cui si sono incontrati hanno giocato a invertire i ruoli a teatro: lei ha cercato di interpretare la parte di una donna non vedente, mentre lui, cieco dall’età di 19 anni, ha provato a calarsi nei panni dell’accompagnatore. Questa inversione racconta il loro sguardo artistico e come siano riusciti sui palcoscenici di tutta Italia a scavalcare ogni barriera, con ironia e senza alcuna retorica. “Il mondo è cambiato tantissimo – rivela Gianfranco – migliorato sui temi della disabilità. Parlare di accessibilità, inclusione, accoglienza è importante. Prima i disabili come me erano oggetti da tenere nascosti dietro i mobili, oggi siamo quasi all’opposto, all’eccesso, se non hai una disabilità non sei nessuno (ride ndr). A parte gli scherzi, oggi c’è tantissima attenzione, anche se non è mai abbastanza. Devo dire che il mondo, suo malgrado, migliora, e bisogna prenderne atto”.







