Agivano in fretta: pochi minuti per agganciare un’auto, portarla in garage e capannoni disseminati nel nord barese, smontarle, recuperare i pezzi da immettere nel circuito del mercato illegale che venivano impacchettati e rivenduti. Un giro di affari da svariate migliaia di euro. È quanto accertato dagli agenti della squadra mobile della questura di Andria, con l’aiuto della polizia locale di Barletta, nell’ambito dell’inchiesta Stolen III.
Sono state eseguite 15 misure cautelari: in 12 sono finiti in carcere, tre ai domiciliari. Per tutti l’accusa, contestata a vario titolo, è associazione per delinquere finalizzata al furto, riciclaggio e ricettazione di auto. Il gruppo avrebbe messo su “un business criminale che possiamo definire milionario perché si tratta comunque di rivendite fatte sia in Italia che all’estero ed è un canale che continueremo a investigare”, ha assicurato il capo della Mobile di Andria, Gianluca Gentiluomo spiegando che i colpi messi a segno arrivano anche a sette – otto per notte. La gran parte dei furti sono stati compiuti nel nord Barese mentre i garage si trovano anche Cerignola (Foggia), città in cui riede la gran parte degli indagati.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Trani, segue le operazioni denominate Stolen e Stolen II che avevano fatto emergere la presenza di gruppi specializzati i furti di auto e portato all’arresto di una cinquantina di persone. “Il numero di furti commessi in questo territorio si è ridotto del 41% al 2025 mentre attualmente siamo al 42,5% in meno rispetto a quattro anni fa: ma non basta”, ha evidenziato il capo della Procura di Trani, Renato Nitti promettendo di “continuare a lavorare per liberarci completamente dal podio sul quale comunque ancora restiamo come provincia: non più la prima provincia in Italia per furti di auto ma siamo ancora nel podio da cui dobbiamo decisamente scendere”.
Utile alla ricostruzione del modus operandi degli indagati sono state le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza, come accaduto a Barletta dove sono stati trovati diversi “cimiteri di auto cannibalizzate”, hanno evidenziato gli inquirenti. “Stiamo investendo ed estendendo il sistema videosorveglianza anche nelle zone periferiche per rendere più capillare possibile del controllo del territorio”, ha annunciato Savino Filannino, comandante della polizia locale di Barletta.
Secondo quanto emerso finora, ognuno degli indagati aveva un ruolo preciso: c’era chi si occupava dei furti, chi dei garage e dei capannoni dislocati tra Cerignola, Trinitapoli e Barletta in cui le auto rubate venivano stipate e smontate, e chi della vendita dei pezzi da piazzare sul mercato illegale. Per chi indaga, il gruppo avrebbe usato un Suv per recuperare le auto rubate che venivano agganciate tramite un cavo. Proprio monitorando il fuoristrada, attraverso i sistemi di lettura della targa, gli inquirenti sono risaliti a quelli che definiscono cimiteri di auto nelle campagne di Barletta.







