La digitalizzazione del processo penale rappresenta una frontiera imprescindibile per il sistema giudiziario, ma ciò deve passare dalla dotazione di strumenti efficienti e dalla risoluzione di tutte le criticità: dotazioni hardware scarse e obsolescenti, rete lenta e malfunzionante che si interrompe di frequente, disallineamento degli applicativi per visionare gli atti e blocco di App (Applicativo per il Processo Penale), la piattaforma del Ministero della Giustizia per il deposito telematico di atti, memorie e documenti. Di questo si è parlato nella conferenza stampa convocata a Palazzo di giustizia dall’Anm distrettuale di Bari e a cui hanno partecipato i presidenti del Tribunale di Bari e Foggia, i procuratori di Bari, Foggia e Trani, e alcuni presidenti delle sezioni penali dei Tribunali del distretto.
Uno dei problemi più gravi riguarda la connettività della rete, che è condizione necessaria del funzionamento degli applicativi del processo penale telematico. Interruzioni della connettività, anche solo di alcune ore come accaduto recentemente (il 29 maggio, da ultimo) può di fatto paralizzare l’attività degli uffici; sarebbe necessario creare un canale di connessione alternativo a quello principale per dare continuità operativa alla rete in caso di emergenza. Una connettività performante è inoltre presupposto per una celere gestione dei flussi. Poi ci sono i problemi del software App che viene aggiornato continuamente, talvolta senza adeguato preavviso o quando sono ancora in corso le udienze, con conseguente blocco dell’applicativo e impossibilità di depositare gli atti.
Particolari criticità si pongono per la gestione dei fascicoli di criminalità organizzata, resi di fatto inutilizzabili digitalmente per il peso degli atti che rallenta il funzionamento dell’applicativo e rende il tempo di caricamento dei provvedimenti incompatibili con le esigenze operative o con il rispetto di termini. L’alternativa, in questi casi, è il ritorno all’analogico, ovvero al processo cartaceo che è operativo solo nelle Corti appello dove la digitalizzazione non è stata ancora attuata. Le ricadute sono particolarmente pesanti quando si tratta di fascicoli riguardanti detenuti o l’esecuzione di misure cautelari emesse a tutela delle vittime dei reati da Codice rosso, “per i quali – sottolinea l’Anm – non è giustificabile alcun ritardo dovuto al malfunzionamento dei sistemi informatici”.
“C’era una misura cautelare per Codice rosso, a tutela di una donna che subiva maltrattamenti, ma la misura era scomparsa e non poteva essere depositata – spiega il procuratore della Repubblica di Bari, Roberto Rossi -. In alcuni casi abbiamo visto che (la misura ndr) era stata depositata e vista da chi la doveva seguire solo dopo lunghissimo tempo. Questa è una violazione concreta per i cittadini nella tutela dei loro diritti”. “Noi a questa sfida del digitale non ci sottraiamo – aggiunge Antonella Cafagna, presidente dell’Anm distrettuale di Bari – ma chiediamo che ci sia fornita un’infrastruttura hardware e di rete adeguati, che siano all’altezza del compito che il digitale ci chiama ad affrontare”.








