Per anni ha ospitato i consessi della criminalità organizzata, ma ora il locale di strada dei Gesuiti 15, a Bari Vecchia, è pronto a diventare il fulcro delle attività dell’antimafia sociale, per irradiarsi sul capoluogo pugliese come su tutto il Paese, costretto a fare i conti con una malavita che “purtroppo, in forma diversa, è ancora presente”. Inaugurata nel pomeriggio del 5 ottobre la nuova sede dell’associazione intitolata a Michele Fazio, il 15enne vittima innocente di un agguato mafioso, compiuto a Bari Vecchia il 12 luglio 2001.
Il locale, un bene confiscato alla mafia e da lungo tempo in disuso, è di proprietà del Comune ed è affidato al circolo Arci Libera. Sarà gestito con Pinuccio e Lella Fazio, i genitori di Michele, che dal quel drammatico 12 luglio sono in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, con eventi e manifestazioni nelle piazze e nelle scuola di tutta Italia. Al taglio del nastro non manca la commozione, soprattutto quando dall’angolo fa capolino Porzia Petrone, sorella di Benny, ucciso sempre a Bari Vecchia, nel novembre 1977, in un agguato fascista. Ci sono, tra gli altri, i genitori di Michele, la vicesindaca di Bari Giovanna Iacovone, l’assessore comunale alla Legalità Nicola Grasso, il legale della famiglia, Michele Laforgia, il questore di Bari Annino Gargano e don Angelo Cassano di Libera.
“Non è un nostro compito sconfiggere le mafie, quello è un compito delle forze dell’ordine della magistratura – spiega Pinuccio Fazio – Il nostro impegno è cercare di riprenderci il nostro quartiere, di non lasciarlo nelle mani delle mafie, della criminalità organizzata, renderci fari, illuminare, far ritornare a sorridere, perché il nostro impegno è quello di salvare le nuove generazioni”. Nello spazio di strada dei Gesuiti, l’antimafia sociale si intreccerà con la vita quotidiana. Si sfoglieranno i giornali, si guarderà la tv, saranno ospitati eventi dedicati ai più giovani ma anche agli anziani. All’interno un lungo tavolo, delle sedie e il ritratto di Michele. “Non dite mai che non sono fatti nostri”, conclude Lella Fazio.







