Aggredita al parco Rossani, Giuditta: “Bari ha smesso di essermi amica. Ho ancora molta paura” – VIDEO

“Dal 23 luglio, giorno in cui sono stata aggredita, Bari ha smesso di essermi amica. Ci sto pochissimo. Prima ci lavoravo anche, ma da quel giorno non più. Ho ripreso l’università, ma sento sempre di avere un tempo limite per restarci. Questo perché “mi è andata bene”, perché sono viva, ma è andata bene anche alle persone che mi hanno picchiato brutalmente. Non posso ancora tornare al lavoro perché non c’è uno straccio di condanna. Ho paura di incontrare in giro i miei aggressori o gli spettatori di quella vicenda”. A raccontarlo, in una lunga intervista a cuore aperto nel programma Social Night, è la studentessa Giuditta D’Elia.

Sono passati tre mesi da quando la 26enne di Toritto è stata accerchiata nei pressi dei bagni pubblici del parco Rossani di Bari, gettata a terra e colpita con calci e pugni al volto e al collo da un gruppo di persone, tra cui adulti e minori. Una vicenda di agghiacciante violenza che è costata alla ragazza non solo un trauma cranico, la rottura del naso, contusioni agli zigomi e ferite al volto, ma anche un dolore interiore insanabile e difficile da superare. La brutale aggressione ha scosso il capoluogo pugliese e l’Italia intera, che si è stretta attorno a Giuditta per mostrarle solidarietà e affiancarla nella battaglia giudiziaria (i Comuni di Bari e Toritto si sono costituiti parte civile nel procedimento). Per l’episodio è stata rinviata a giudizio con rito immediato la 32enne barese Angela Memoli, addetta alla pulizia dei bagni del parco, sospesa dal servizio e agli arresti domiciliari da agosto. Il processo inizierà il prossimo 4 novembre davanti alla prima sezione. Memoli risponde di lesioni personali aggravate dai futili motivi, dall’aver commesso il fatto in più persone riunite e dall’aver istigato dei minorenni a commettere il reato.

“Il dolore resta, ma soprattutto restano tutte le frammentazioni che si sono create attorno alla vicenda, che variano in base a chi le racconta e le ascolta. Devo imparare a farmi amico quel dolore, non a lottarci, ma a conviverci – spiega ai microfoni di Telebari –. ‘Potevo prenderne’ di più, come continuano a dire in molti, ma soprattutto così tante da non doverne mai più prendere nella vita. L’obiettivo era uccidermi, è chiaro. Quella sensazione di morte mi è rimasta addosso. Ora ho paura e non è una paura immotivata: sono stata nuovamente accerchiata nello stesso parco pochi giorni dopo la prima aggressione e ho ricevuto altre intimidazioni verbali. Vi assicuro che, da allora, non ho più gravitato nella zona del parco Rossani. Non riesco nemmeno a guardarlo”.

I timori della studentessa sono legati a questa fase di stallo e alle incognite del processo. “Non abbiamo al momento una condanna, ma solo una persona ai domiciliari che, da quello che vedo, continua a utilizzare liberamente gli strumenti di comunicazione. Non mi aspetto realmente qualcosa da questo processo, mi auguro solo che termini la faccenda. Niente cancellerà ciò che è accaduto, nemmeno una condanna, soprattutto se a essere condannata sarà una sola persona. L’unica cosa che potrebbe farmi stare meglio è che i miei aggressori e chi è rimasto lì a guardare mentre mi picchiavano prendano coscienza di quanto hanno fatto”. “Vorrei solo riuscire a concretizzare i miei progetti di studentessa – conclude –, realizzarmi come donna e professionista ed essere accettata dalla comunità. La stessa comunità che, da luglio, mi fa vivere con il senso di colpa per essere sopravvissuta”.

Può interessarti

Vuoi leggere più notizie di Telebari su Google?

Aggiungici alle tue fonti preferite: Google potrà mostrarti più spesso le nostre notizie nei risultati.

Aggiungi Telebari alle fonti preferite

Leggi anche

Newsletter

Iscriviti gratuitamente alla nostra mailing list per ricevere aggiornamenti giornalieri direttamente nella tua casella di posta!