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venerdì 23 Aprile 2021
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Next Generation, il ministro Provenzano: “34% di risorse al Sud è quota minima. Porterò proposta al Cdm”

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“Il tema del Sud non può essere solo una missione di intervento del Next Generation, deve essere perseguito in tutte le missioni, deve essere esplicitato in tutte le missioni”. Lo ha detto il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, durante il dibattito pubblico “Next Generation EU e Mezzogiorno”, promosso dal presidente della 14/a commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato, Dario Stefàno.

“Porterò una proposta in Cdm – ha aggiunto – uno dei criteri di allocazione delle risorse dovrà essere il riequilibrio territoriale. Non faccio un discorso di quote non perché è scomodo parlarne, ma perché in alcuni settori il 34% di allocazione delle risorse al Sud è quota troppo minima. Il tema non è le quote, ma la progettualità per il rilancio produttivo, lo sviluppo in termini di crescita e dell’occupazione buona”.

“Spero possa essere varata al più presto, in Consiglio dei ministri, la proposta di piano” per l’uso delle risorse europee e “di avviarci verso un piano che sia unico, che tenga insieme sia Next generation sia i fondi strutturali, e dove i Comuni siano protagonisti”.

Alla domanda su quando sarà pronto il piano, Provenzano ha risposto: “Chiedo di fare il prima possibile perché siamo in ritardo con l’Italia a discutere sui progetti”.

Proprio al Sud è legato il tema della destinazione delle risorse “che deve essere coerente con le indicazioni dell’Europa”. Queste le parole del presidente della 14/a commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato, Dario Stefàno. “Il nostro Mezzogiorno è stata la ragione per la quale l’Italia ha ricevuto maggiori risorse, il Sud quindi deve essere al centro di maggiore attenzione”.

“Il vaccino – ha detto Stefàno chiudendo l’incontro – non ci libera dalle criticità che la pandemia ha messo in evidenza. La pandemia ha confermato che il nostro Paese è diviso a metà, la novità è che l’Unione europea si è dimostrata solidale. L’Italia diventa destinataria della quota più consistente delle risorse, perché l’Europa individua alcuni criteri che fanno dell’Italia destinataria di 209 miliardi. Soldi che impegnano il nostro Paese al tema della responsabilità. Serve – ha proseguito – uno spazio di riflessione pubblica più impegnativa e coinvolgente per i territori. L’errore che non si deve fare è costruire un mosaico di progetti vecchi, vetusti. Il secondo errore che non possiamo commettere è quello di immaginare soluzioni e progetti che siano in qualche maniera sovrapponibili a quelli di altre risorse. Terzo errore da non commettere è non coinvolgere i territori”.


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