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sabato 17 Aprile 2021
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UniBa, ecco come le staminali riparano danno al rene: International Journal of Molecular Sciences pubblica lo studio

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Uno studio dell’Università degli Studi di Bari, in collaborazione con la Biobanca dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, pubblicato qualche giorno fa sull’International Journal of Molecular Sciences, permette di compiere un decisivo “balzo in avanti” nella comprensione dei meccanismi alla base del riparo del danno renale da parte delle cellule staminali del rene.

I ricercatori baresi – è detto in una nota dell’Università Aldo Moro di Bari – dimostrano per la prima volta che questa tipologia di cellule staminali ha anche la capacità di modulare il sistema immunitario. “Lo studio – spiega Fabio Sallustio, ricercatore coordinatore dello studio – dimostra che queste cellule staminali, che possono essere attivate sia da alcune molecole che segnalano un danno tissutale e sia da un componente della superficie dei batteri, sono importanti per stimolare la risposta immunitaria. Emerge dunque che la loro capacità immunosoppressiva è regolata dal microambiente infiammatorio: le quantità e i tipi di molecole infiammatorie differiscono notevolmente durante l’inizio e la progressione delle malattie e quindi influenzano in modo critico gli effetti immunoregolatori di queste cellule”.

“Un’altra scoperta importante – precisa Claudia Curci, prima autrice dello studio ed assegnista di ricerca – è che queste cellule staminali regolano alcune cellule dell’infiammazione favorendone lo spegnimento evitando perciò che diventi dannosa. Inoltre, abbiamo anche individuato le sostanze secrete dalle cellule staminali in grado di regolare questa attività immunomodulatoria”.

“È importante sottolineare – conclude il professor Loreto Gesualdo, ordinario di Nefrologia e Presidente della Scuola di Medicina dell’Università di Bari – che molte malattie renali sono caratterizzate dalla presenza di linfociti nel tessuto renale infiammato. Il contributo delle cellule staminali renali può essere importante nel modulare questo tipo di infiammazione renale, acuta e/o cronica, e amplia la prospettiva terapeutica”.


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