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martedì 18 Maggio 2021
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Wwf, a Molfetta marcate e liberate mille tartarughe Caretta caretta in 2 anni

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Un obiettivo importante per tracciarle e studiarne le rotte: negli ultimi 26 mesi il Centro Recupero Tartarughe Marine Wwf di Molfetta ha marcato e poi liberato mille tartarughe marine della specie Caretta caretta, installando su 10 esemplari un sistema satellitare con tecnologia GSM che ne permetterà il tracciamento.

A darne notizia il Wwf Italia che da più di 40 anni è impegnato con progetti per la salvaguardia delle tartarughe marine anche grazie al Centro di Molfetta che collabora da oltre 15 anni con le marinerie di Bisceglie, Trani Molfetta, con il Dipartimento di Medicina Veterinaria di Bari, con l’Università La Sapienza di Roma e con l’Università di Pisa.

I satellitari – spiega la Ong – sono stati realizzati nell’ambito di un progetto Life, da un pool di ricercatori dell’Università slovena di Primorska. In sintesi, quando la tartaruga emerge per respirare – aggiunge – l’apparecchio, collocato sul carapace, trasmette la posizione GPS attraverso tecnologia GSM. In un secondo momento, i punti di emersione vengono collegati fra loro, permettendo così ai ricercatori di ricostruire il percorso della tartaruga.

Tra i progetti attivi del Centro di recupero inoltre quello di studiare l’embolia gassosa, patologia simile a quella riscontrata nei sub, che si presenta nelle tartarughe marine, campo ancora inesplorato: il progetto – specifica Wwf – è portato avanti assieme al Dipartimento di Medicina Veterinaria di Bari con il Professore Antonio Di Bello, e all’Istituto Oceanografico di Valencia. Infine, in collaborazione con l’Università di Pisa, il Centro di Molfetta si sta occupando di uno studio sulla dieta della Caretta caretta.

Da studi precedenti – spiega la Ong – è già emerso come il Golfo di Manfredonia sia un’area di foraggiamento estremamente importante per questi animali. Dai primi rilievi “è emerso – conclude il Wwf – che la Caretta caretta si nutre di un’ampio spettro di specie che vanno dalle alghe ai molluschi, ai crostacei ma anche come l’impatto di rifiuti di origine antropica incida sempre di più sulle tartarughe marine”.


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