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sabato 10 Aprile 2021
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Inchiesta su contagi in Rssa del Barese, il gip: “Fatti contestati non sono reato”

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Un flash mob sul balcone di Villa Giovanna di Bari. Un corso di pasticceria nella Nuova Fenice di Noicattaro. In entrambi i casi, operatori e ospiti erano senza mascherina, in piena pandemia.

Sono questi i due episodi inseriti nei fascicoli della Procura di Bari che contesta il reato di epidemia colposa ai cinque tra amministratori e dirigenti del Gruppo Segesta, società che gestisce le due rssa. Tra le più colpite durante la prima ondata: 130 contagi e 27 decessi a Villa Giovanna. 127 contagi e 20 decessi nella Nuova Fenice.

Danni che, secondo la Procura, si sarebbero potuti limitare se fossero state adottate le misure necessarie ad evitare il contagio. Come ad esempio l’utilizzo di dispositivi di protezione la cui distribuzione all’interno delle due strutture, nei mesi di marzo e aprile, sarebbe stata inadeguata. Addirittura ne veniva “sconsigliato l’uso perché potevano creare panico e allarme tra gli ospiti” – è il racconto di uno dei dipendenti agli atti della Procura.

“Noi operatori abbiamo più volte chiesto alla direzione mascherine di protezione individuale. La caposala dava disposizione agli infermieri di darcela solo in caso avessimo avuto il raffreddore”. Secondo la Procura “le condotte omissive poste in essere dagli indagati sono connotate da un’allarmante pericolosità, perché riscontrate su tutti i fronti possibili. Non vi è stato un solo aspetto della gestione delle Rssa che abbia rispettato le cautele imposte dai dpci emanati sul punto”.

Ma secondo il gip del Tribunale di Bari Marco Galesi, che ha rigettato le richieste di arresto per gli amministratori delle due Rssa, “i fatti contestati non sono previsti dalla legge come reato”. perché il delitto di epidemia colposa può essere definito tale se viene accertata la propagazione, volontaria o colpevole, di germi patogeni di cui l’agente sia in possesso”.

Cioè perché sia contestabile occorre accertare condotte “commissive” e non “omissive”. Per il gip, inoltre, non sussiste anche il pericolo di reiterazione del reato perché “le carenze riscontrate all’epoca dei fatti”, potrebbero essere state “colmate nell’ulteriore corso della pandemia”.


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