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domenica 1 Agosto 2021
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Bari, uno sportello comunale nel carcere: “Per richieste certificati e atti dei detenuti”

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I detenuti baresi potranno presto ottenere certificati, carte di identità e redigere atti di riconoscimento di paternità direttamente in carcere, grazie all’apertura di uno sportello per i servizi anagrafici. La giunta comunale ha approvato lo schema di protocollo d’intesa con la Casa circondariale di Bari.

Da una analisi delle esigenze della popolazione detenuta, è emersa proprio la necessità di assicurare un’adeguata e tempestiva fruizione dei servizi comunali di anagrafe e di stato civile, con particolare riferimento alla emissione di certificati per i residenti, rilascio di autentiche e dichiarazioni sostitutive di atti di notorietà, rilascio di carte di identità in formato cartaceo, ricezione delle istanze di iscrizione e di cancellazione anagrafica, oltre che alla celebrazione di riti civili.

Il protocollo prevede che l’allestimento dello sportello sarà curato dal Comune con una postazione di lavoro completa (pc, sistema di connessione, stampante laser e stampante ad aghi) collegata alla rete comunale per l’accesso ai Sistema informativo settoriale della popolazione e alla banca dati anagrafica.

La Casa circondariale, invece, metterà a disposizione un ufficio da destinare in via esclusiva allo svolgimento di questo servizio. “È per noi un passo importante nell’ambito di una politica che guarda ai diritti delle persone, tutte” spiega il vicesindaco Eugenio Di Sciascio.

Per Valeria Pirè, direttrice della Casa circondariale “si tratta di un’iniziativa di grande valore anche a livello simbolico perché, riconoscendo la non extra-territorialità del carcere rispetto alla città, la comunità e le sue istituzioni si fanno carico dei detenuti e del loro diritto di cittadini”. Secondo Piero Rossi, garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà, “il fatto che l’amministrazione comunale abbia inteso dislocare nella struttura penitenziaria un importante servizio, quasi questa fosse una sorta di Municipio comunale, è un elemento di grande civiltà ma anche di dichiarata consapevolezza dell’amministrazione di voler prendersi cura, nell’ambito delle proprie competenze, delle persone detenute”.


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